It’s playoff time (finally)

Tempo di playoff nella Orlando’s Bubble, e la panoramica sulla situazione è d’obbligo, soprattutto constatando quanto la “rivoluzione” play-inn abbia funzionato, visti i risultati che determinano al fotofinish l’ultimo accoppiamento ad ovest. Mediaticamente già interessante di per sé, perché riguarda gli amatissimi (oppure odiatissimi) Lakers qualificati come testa di serie numero uno, senza stupire a livello di gioco dopo la ripresa.

Ma andiamo con ordine e partiamo da est.

I Bucks possono passeggiare contro i Magic, definitivamente privati – con l’infortunio di Jonathan Isaac – di una pedina che avrebbe aiutato a limitare i danni, non certo a risolvere il “problema” Giannis, che probabilmente limiterà al massimo gli sforzi. Magari, con il greco a riposo e sottovalutando gli avversari, è probabile che Orlando strappi una partita, ma non c’è storia tra le due squadre.
Stesso discorso rispetto ai Raptors, che non verseranno una goccia di sudore per superare quel che resta dei Brookyln Nets. Basta guardare la lista degli assenti di quest’ultimi, per capire quanto le 4 sfide minime previste saranno un’autentica agonia per tutti, anche per il pubblico a casa. Sicuramente, peggior serie del lotto.
Tra Boston e Philadelphia, invece, le cose possono farsi interessanti, pur pesando l’assenza di Simmons. C’è da dire che i Sixers avranno in Embiid un punto di forza difficilmente arginabile dagli avversari (ammesso che stia bene), notoriamente privi di un big man di peso. Tuttavia, la forma di Brown, la maturità raggiunta da Tatum ed una amalgama ben diversa, rendono i ragazzi di Stevens favoriti. La sorpresa sarebbe veder la serie trascinarsi fino alla sesta o addirittura alla settima partita: siamo nella Bubble, è Nba d’agosto, it’ a whole new game, quindi mai dire mai.

Bella sfida anche quella prevista tra Heat e Pacers, con lo scontro diretto tra il caldissimo TJ Warren e Jimmy Butler (storie tese di vecchia data tra i due). L’assenza di Sabonis peserà nell’economia di questa serie? Si, come un macigno. Anche perché dall’altra parte sale di colpi l’ultimo arrivato Iguodala, con il suo bagaglio infinito di esperienza, ambientatosi in un sistema piuttosto affascinante. Tutti dicono di tener d’occhio Miami, io credo che non andranno oltre la semifinale di Conference, ma il primo turno lo passano. Anche se Oladipo dovesse tornare miracolosamente a livelli pre infortunio.

Passiamo ad ovest.
Avevamo introdotto il discorso Lakers, titolati della testa di serie numero uno, nell’unico anno in cui il vantaggio campo risulta assolutamente inutile, vista la bolla.
Destino (e play-in) han voluto che gli avversari dei gialloviola siano i clamorosi Trail Blazers, protagonisti di una rincorsa che li rende nuova mina vagante di Conference.

Portland ha tutto quello che manca ai Lakers: ottime percentuali da dietro l’arco, coralità solida e roster profondo, ma più di una falla in difesa.
Potrebbe rivelarsi un test faticoso per Lebron ed i suoi, per quanto i losangelini appaiono decisamente favoriti, considerando che dall’altra parte non esiste nessuno in grado di limitare Davis e James, con quest’ultimo atteso all’ennesimo faccia a faccia con Melo, dal sapore vintage.

Non avranno vita facile neanche i Clippers, altra grande favorita baciata da un organico infinito, che appare comunque ancora più scollegato di quanto sperato. Se esiste un uomo che da solo può forzare gli equilibri di una sfida – con i suoi in netta inferiorità ai punti, sulla carta – quello è Luka Doncic. A maggior ragione se Porzingis confermasse le ottime prestazioni tenute in bolla.
I Mavs possono forzare sei partite? Si, se tutto va male per i Clips, e cioè se le assenze di Harrell e la scappatella di Lou Williams avessero creato un solco nello spogliatoio. Rappresentano comunque quella “vecchia guardia” che potrebbe trovarsi antagonista alle due stars Leonard e George, arrivate 12 mesi fa per vincere il vincibile. La serie la passeranno, ma dovessero faticare o disunirsi ulteriormente, creerebbe un precedente di base pericoloso per il prosieguo del cammino.

Sicuramente incertissimo anche l’incrocio tra Nuggets e Jazz, con Utah eterna incompiuta e (forse) in procinto di mutazione. Anche se, almeno apparentemente, i tanto sbandierati dissapori tra Mitchell e Gobert causa COVID, sembrano superati. Il reintegro di Murray ed il nuovissimo Skinny Jokic, fanno pensare ad una Denver assolutamente in grado di superare l’ostacolo. Difficile però vederli andar avanti, perché in raffronto alla scorsa stagione, la squadra non sembra aver acquisito quel “di più” necessario a completarne la crescita, proiettandola all’ultimo atto. Resteranno comunque clienti molto fastidiosi per tutti.

Infine, bella storia quella tra Rockets e Thunder, con l’eventuale sfida di Russell Westbrook al proprio passato (che avrebbe assunto tutto un altro sapore, fosse avvenuta con il pubblico e in una delle arene più calde della lega).
Peccato che Russ potrebbe saltare il primo turno a piè pari causa infortunio (sicuramente le prime due sfide), il che lascia più di una speranza di successo a CP3 e compagni, assoluta sorpresa stagionale.
Servirà un Harden con la mano rovente? Sicuramente, seppur le ultime gare non abbiano instillato dubbi sul suo stato di forma. Ma sarà anche la prima prova del nove rispetto alla tenuta della bizzarra struttura della Houston del “Morey Ball”, priva di ogni parvenza di centro che non sia l’inutilizzato (e vetusto) Tyson Chandler. Dall’altra parte, il sottocanestro è controllato da tale Steven Adams from New Zeland, non esattamente il cliente più morbido da poter incrociare a rimbalzo. Sfida apertissima quindi, con variabili impazzite che ne determineranno la storia: vado con Houston, ma l’upset è chiaramente dietro l’angolo.

Buoni playoff a tutti.