I pronostici delle Conference Finals

L’estate è oramai finita e proseguiamo a passi giganteschi verso l’epilogo anche della Orlando’s Bubble, e con lei di questa bizzarra ed entusiasmante stagione.
E dico così pensando all’edizione dei playoff che abbiamo sotto mano, decisamente superiore alle attese per imprevedibilità, grazie anche ad una serie di fattori strettamente connessi alla bolla, come l’assenza di pubblico e di fattore campo.
Purtroppo con la fine dell’estate, termina anche un tempo a disposizione più ampio, e lo potete vedere dal calo dei contributi su questo sito, da parte del sottoscritto: esponenziale verso il basso, opposto a quello della crescita degli ospedalizzati per COVID-19 nel nostro paese.
Quindi, in vista di un autunno che si preannuncia difficile – e di fronte a diversi mesi senza una NBA che difficilmente ripartirà entro la fine dell’anno – nel raccomandarvi ancora una volta prudenza, utilizzo di mascherine e mantenimento delle distanze di sicurezza, procedo con i miei personalissimi pronostici per le Conference Finals.
Il fallimento delle due squadre più accreditate per la vittoria finale fino a poche settimane fa – Bucks e Clippers – lo rimando ad altre circostanze, altri articoli, augurandosi di poterli scrivere con le disponibilità temporali future.
In ogni modo, ne parleremo sicuramente in Live con il buon Franz, quindi seguite tutti i canali social di Nba Revival Zone, Twitch in primis.

Miami Heat vs Boston Celtics
Facciamo finta di non aver visto Gara 1 tra queste due squadre, stupefacenti per la qualità di gioco proposta in questa postseason.
In realtà, messa la sveglia alle 03.00 del mattino (per godere della debacle dei Clippers a vantaggio dei sorprendenti Nuggets), ho potuto godere solo di un finale incredibile, dove già si delineano un paio di temi decisivi in ottica serie, ma al momento che scrivo la partita devo ancora vederla.
Quindi, è come se pronosticassi a scatola chiusa, partendo comunque dal vantaggio minimo degli Heat. Proviamo ad andare per punti.

  • Miami ha chiaramente un roster più profondo, è il suo palese punto di forza, lo stesso che favorisce una coralità eccellente a livello di manovra offensiva. La rinascita di Dragic, come se non bastasse, ha restituito a Spoelstra un regista quadrato, concreto, capace di ergersi a terminale offensivo primario in certi momenti della partita. Una dimostrazione ulteriore del fatto che gli Heat possono pescare un eroe diverso ogni gara, addirittura dividersi i protagonisti per lato del campo o per frazione di sfida. Il che li rende imprevedibili e rappresenta il primo grande vantaggio.
  • Boston ha un tridente stratosferico, formato da Kemba Walker, Jaylene Brown e Jayson Tatum. Tre giocatori capaci di non tremare davanti alla palla che scotta, ampiamente maturi per gestire i momenti clutch, interscambiabili per gestione dei possessi offensivi per tutto l’arco dei 48 minuti. Difficile arginarli, anche perché accostati ad un autentico battitore libero come Marcus Smart, vero cuore pulsante dei Celtics in entrambe le metà campo di gioco. Il rientro di Gordon Hayward potrebbe offrire un uomo in più, per quanto presumibilmente necessiti di tempo per tornare sui livelli precedenti all’infortunio: questo può rappresentare un valore, ma anche un pericolo.
    Sicuramente contribuisce ad allungare la rotazione di Stevens, che a differenza di quella avversaria appare decisamente più corta, con una falla evidente sotto canestro, per quanto Daniel Theis e Robert Williams si stiano rivelando preziosi. Il confronto tra loro e l’impatto di Bam Adebayo negli Heat, è decisamente impari, e può rappresentare un ennesimo fattore a vantaggio dei ragazzi di Spoelstra.
  • Entrambe le difese appaiono ben strutturate per poter risultare decisive, il che contribuisce a renderci una serie decisamente incerta (come già visto in gara 1, anche valutando il solo risultato finale). Il fatto che il primo episodio sia stato deciso da una stoppata di Bam Adebayo (una delle giocate difensive singole destinata a restare nella storia dei playoff, comunque finisca lo scontro) introduce però un tema a vantaggio di Miami.
    L’ex Wildcats rappresenta l’arma sulla quale si fonda l’eventuale successo di Miami, già decisivo nella serie contro Milwaukee, capace di poter cambiare le partite soprattutto difensivamente. E lasciamo perdere l’altro lato del campo, con la sua visione di gioco ed un raggio di tiro in progressivo allontanamento con efficacia crescente.
    Lui e Jimmy Butler possono seriamente limitare i principali terminali offensivi avversari, forti anche dell’atletismo del centro di Miami, in grado non solo di difendere sui lunghi.
  • Entrambe le squadre presentano ottime doti balistiche, e quindi capacità di decidere le singole gare anche con fiammate da dietro l’arco. Questo favorisce ancora una volta l’equilibrio potenziale, con la neutralizzazione reciproca di eventuali parzialoni ammazza partita, favoriti dai valori difensivi di cui sopra.

Insomma, la serie ha tutte le carte in regola per offrire agonismo e bel gioco, sfide tirate con possibilità di decidersi al fotofinish.
Boston potrebbe pagare uno storico più impegnativo, con un roster più corto magari affaticato dalla difficile vittoria contro i coriacei Raptors. Da questo punto di vista, Miami ha speso di meno, e per la struttura ampiamente descritta sopra mi appare come la squadra più difficile da sconfiggere 4 volte su 7, di tutto il lotto sopravvissuto a questi playoff.
Pronostico quindi gli Heat in finale, un upset clamoroso, mi verrebbe da dire in 6 partite.
Se Boston riuscisse a forzare gara 7, nella singola win or go home non riuscirei a vedere una favorita al momento, tanto lo deciderà lo stato di forma e gli eventuali acciacchi sopraggiunti nel frattempo. Di sicuro, il giocatore chiave (in positivo o in negativo) per i Celtics sarà Gordon Hayward.

Los Angeles Lakers vs Denver Nuggets
Ad ovest, sulla carta sembrerebbe tutto più semplice. La tanto attesa “Battle of L.A.” non ci sarà, e per quanto i demeriti dei Clippers siano tantissimi, i valori messi in campo da una Denver mai doma appaiono decisamente superiori.
Per due volte rientrati da uno svantaggio di 1-3 in questa postseason, i ragazzi di Malone non hanno niente da perdere da questo incrocio, e proveranno ancora una volta a trarne vantaggio.
Peccato che – pur volendo esser più magnanimi possibile – il loro punto di forza sia sulla carta facilmente neutralizzabile dai gialloviola.

  • In gara 7 contro i Clippers Nikola Jokic ha catturato la bellezza di 22 rimbalzi (career high), decidendo la sfida pur senza realizzare eccessivamente, forte di quella comprensione del gioco che tutti gli riconosciamo da sempre come “elevata”.
    Le ottime prestazioni inanellate ad oggi in questi playoff sono probabilmente frutto anche della forma fisica con cui si è presentato nella bolla, visibilmente dimagrito a prescindere dal coronavirus preso e sconfitto, quando ancora si trovava in Serbia prima della ripartenza. Tuttavia, se i Clippers non avevano particolari soluzioni difensive per limitarlo (vista la pessima forma di Harrell e la volontà di Rivers di non sperimentar troppo), lo scontro con Anthony Davis appare a senso unico, in entrambi i lati del campo.
    I Lakers ripresenteranno sicuramente la struttura con due lunghi,e Denver potrebbe avere più di una difficoltà a difendere su Davis, atteso ad una serie da protagonista assoluto. Allo stesso modo, Jokic dovrebbe poter sudare più delle proverbiali sette camice per permettersi di restare il perno di un attacco che dipende dalle sue intuizioni, oltre che dalla sua mano educata.
  • L’altro mismatch eterno quando si incontrano questi Lakers (almeno che gli avversari non siano i Clippers, ad ovest), riguarda il LeBron James che ben stiamo apprezzando in questa “modalità playoff 2020”.
    Denver non ha difensori che seriamente possono limitare il suo strapotere fisico, a maggior ragione se l’azione parte con la palla in mano del numero 23 gialloviola, con la totalità del libero arbitrio sulla sorte dell’azione nelle sue mani. E purtroppo se non si hanno soluzioni contro la coppia di stelle losangelina, appare difficile sperare in qualcosa di più che strappare ai ragazzi di Vogel un paio di sfide. Ed in questo, a mio avviso, solo gli Heat possono metterli seriamente in difficoltà.
    Chiaramente stiamo parlando – se guardiamo a The Choosen One – di un uomo con un chilometraggio lunghissimo, con 36 anni sulle spalle ed un rischio acciacchi comunque elevato, nonostante una forma momentaneamente perfetta ed una conosciuta capacità di gestione del proprio corpo.
    Un imprevisto qualsiasi, cambia decisamente l’inerzia della serie, e per una squadra comunque LeBroncentrica, rende le velleità di successo in costante discesa qualsiasi sia l’avversario.
  • In più Denver ha dimostrato un gioco offensivo corale ed efficace, con l’ottima circolazione di palla e una batteria di tiratori di altissimo livello, grazie anche ad un Jamal Murray che si sta consacrando tra i top di ruolo. Riuscire a limitare il canadese sarà la vera sfida per Vogel, anche perché ha dimostrato quanto sia in grado di tagliare in due le difese in penetrazione, se ben difeso sull’arco con l’obiettivo di limitare il suo letale tiro da tre.
    Insomma, i Nuggets hanno dimostrato di saper rientrare da parzialoni subiti e rispondere immediatamente con controparziali devastanti, anche grazie alla guardia che veste il numero 27.
    Considerando quanto i Lakers siano in grado di incassare situazioni simili (con la tendenza più a favorirle, che rispondervi), tanto passa dalle fiammate di Jamal, che possono (anzi devono) essere un fattore per Denver.
  • Ancora una volta, i punti deboli di Los Angeles sono la dipendenza dalla sua coppia di stelle, l’assenza di una garanzia in materia di terza opzione offensiva (per quanto Kuzma e Rondo stiano complessivamente fornendo un ottimo apporto in questa postseason), il recupero eventuale delle percentuali da dietro l’arco.
    In questo Green e Caldwell-Pope saranno ancora una volta importanti, nel determinare una serie in salita o in discesa per i gialloviola.
    Il punto di forza resta una difesa che ha spesso trascinato anche l’attacco losangelino, garantendo fiducia crescente pur mantenendo, ad oggi, ritmi piuttosto blandi.
    In questo Denver si presenta con una serie di soluzioni più ampie, un gioco leggermente più dinamico (perché a prescindere dal peso perso, se hai Jokic non puoi impostare il tuo gioco sulla rapidità), un’affidabilità balistica superiore. Le possibilità per provarci ci sono tutte, ma la disparità tra le due coppie dominanti appare decisivamente dalla parte dei Lakers.

Il rischio di trovarci di fronte all’ennesimo 4 a 1 a vantaggio di Los Angeles, è altissimo. Ma i Nuggets hanno dimostrato di saper stupire, non smettendo mai di crederci.
Difficile per tutti sperare in qualcosa di più di 6 partite, ma in questi playoff ne abbiamo già viste di ogni, quindi ha senso approcciarsi con il massimo dell’apertura mentale possibile a questo incrocio. Perché le sorprese sono dietro l’angolo. It’s a whole new game, ricordate?