Aldridge e Griffin da una parte, Drummond dall’altra; Quanto (non) spostano per l’anello?

Chiariamoci, non intendo sminuire o esaltare i roster dell’una o dell’altra franchigia, intendo qui analizzare
quanto realmente spostano e cosa possono portare le firme dei due (ex) all star da un lato, e del miglior
rimbalizista della lega dall’altra, alla corte dei coach Nash e Vogel.

I due giocatori che si accasano nella franchigia della grande mela hanno un punto in comune sicuramente
non positivo, hanno raggiunto entrambi il loro turning – point, in sintesi sono in fase calante (fisica e
statistica) evidente, non sono più gli “All Star” affermati che erano un tempo. Griffin del post-infortunio è un
giocatore pesante sulle gambe, lontano anni luce dal giocatore esplosivo che ci illuminava gli occhi durante
la lob city di Los Angeles sponda Clippers, che risulta essere anche un minus difensivo, lato del campo dove
i nets avrebbero bisogno maggiormente. Delle ali che hanno giocato almeno 15 MPP, in defensive rating
Griffin si presenta come 193esimo su 279, con un defensive rating di 111.2. Blake porta in dote però anche
aspetti positivi ( ma davvero? ), ovvero: è un buon passatore dal post, e ha ancora punti nelle mani. Ma
quale sarà il ruolo di QUESTO Blake Griffin nel roster dei Nets?
Si dovrà sfruttare la sua capacità di passatore. Abbiamo già visto come nel sistema Nash / D’Antoni il
rollante del pick n’ roll tende a fermarsi in lunetta per smistare la palla sugli esterni liberi. Blake dovrà
essere bravo a trovare l’uomo libero negli angoli, sfruttando l’enorme gravity che hanno i Big 3 di Brooklyn.

Non giriamoci attorno, preso al minimo salariale resta un buon innesto per allungare le rotazioni della
squadra, soprattutto in ottica RS facendo così rifiatare le stelle. Restano i miei dubbi sul suo fit, anche se
nelle prime due uscite ha già fatto vedere di saper ancora schiacciare e di saper sfruttare l’enorme capacità
di creare del barba con il 13 sulle spalle ( I STILL GOT IT! ).

Per Aldridge vale circa lo stesso discorso, anche se qui il discorso è più delicato. L’ ormai ex Spurs è stato
preso per giocare come 5 (continuo a credere che sarà Durant a giocare da 5 nei finali di partita ai playoff,
non me ne vogliate), il che comporta una diminuzione di minutaggio di Nicolas Claxton il quale, dopo la
trade che ha portato Jarrett Allen a Cleveland, e al rientro dal suo infortunio, ha visto aumentare
drasticamente il suo utilizzo all’interno del quintetto (mai da titolare, va detto) con 19.2 minuti di media
conditi da 9 punti e 4.4 rimbalzi, con 1.4 stoppate e un Defensive Rating di 101.4 (!)
. LaMarcus però, si
aggiunge ad un pacchetto di centri che hanno caratteristiche completamente diverse da lui, negli ultimi
anni è stato capace di aggiungere al suo ventaglio di opzioni offensive anche il tiro da dietro l’arco,
assestandosi su un 36% su 3.6 3PA. Anche qui però, le lacune difensive della squadra di brooklyn non sono
state colmate, anzi. L’ex Spurs e Trail Blazers tra i 314 giocatori che hanno 15+ MPP si piazza 269 come
defensive rating, con 114.2. Aldridge offre dunque una nuova opzione offensiva per il parco lunghi, dando
quindi la possibilità di allargare ulteriormente il campo, non risolvendo però la necessità di “Rim Protection”
della squadra di Brooklyn.


Drummond invece si accasa nella città degli angeli, sponda Lakers, franchigia orfana di Anthony Davis e
LeBron James a causa di due infortuni che terranno le due stelle fuori per un tempo ancora non ben
definito
. Qui l’ex Cavs viene a garantire ciò che sa fare meglio; Punti e rimbalzi. In una western conference
dove la guerra è aperta e franchigie come Portland, gli stessi Spurs e Dallas cercano un posto diretto alla
post season senza dover attraversare quel purgatorio che sono i Play In, il suo innesto sarà cruciale per
tenere a galla la franchigia di Los Angeles fino ai playoff ( o fino al rientro delle due stelle ). Andre è nel peak
della sua carriera, ha 27 anni e viene ad aggiungersi ad una squadra che ha un ottimo sistema difensivo,
darà quindi la possibilità di rifiatare a Montrezl Harrel. E’ un giocatore che ti garantisce i suoi 20 e 15 a
notte, ma anche qui, rimango perplesso sul fit con la squadra. Credo che nei playoff sia un minus non
indifferente nella metà campo offensiva, non è un giocatore che cambia le inerzie di una serie, ma che
potrà dare una mano durante questa regular season. E’ anche vero che durante gli scorsi playoff spesso
Coach Vogel ci ha fatto vedere di giocare con il doppio lungo, usando AD da “4” e mettendo un big man
affianco che potesse fare a sportellate al posto suo, come McGee o Howard,
credo però che come per i nets
con KD, qui sarà ancora AD a chiudere i match di playoff come 5.

Quindi in conclusione, quanto spostano queste firme? Onestamente, credo poco. La franchigia di Brooklyn
è diventata una seria contender non con queste firme, ne tanto meno ha visto lievitare inesorabilmente le
proprie quotazioni, ma lo è diventata con la trade che ha portato Harden nella grande mela, formando un
Big 3 con pochi eguali nella storia. Griffin e Aldridge portano in dote sicuramente punti ed esperienza, ma
non servono a colmare quella evidente carenza difensiva che hanno i Nets. Per Drummond vale più o meno
la stessa cosa, anche se credo che la firma del nativo di New York serva più per allungare le rotazioni in
ottica RS per ovviare alla mancanza di AD e LeBron, più che un suo reale e intenso utilizzo nei Playoff
(pronto ad essere smentito).

Andando a guardare le conference e come sono divise le forze, erano anni che non si vedevano 5 contender
credibili ( Lakers e Clippers ad Ovest, Nets, 76ers e Bucks dall’altra ) con subito dietro Denver, i quali hanno
tra le proprie file il favorito per la corsa all’MVP e un sistema ben rodato reduce da una finale di
conference, Utah che ha comunque il miglior Net Rating e il miglior record di lega, e Miami fresca di Finals
dall’anno scorso i quali hanno appena aggiunto alla Deadline Oladipo a roster, e conosciamo tutti il sistema
di gioco di Spoelstra. La formula dei buyout consente ai giocatori di liberarsi da una franchigia, e viceversa,
(perché ricordiamo che è un accordo preso tra ambo le parti e non una rescissione unilaterale) a fronte di
un taglio sul proprio stipendio, che consente ai giocatori che sono disposti a lasciare sul tavolo parte del
proprio stipendio di poter firmare per una franchigia che gli consente di giocarsi il titolo, i quali si sono
ritrovati in una franchigia che non ha le possibilità (o la voglia?) di costruire un roster per competere, Blake
Griffin ne è un esempio chiaro.

Rimango convinto che gli equilibri della lega non sono cambiati, e che Lakers e Nets fossero le due principali
candidate per uno scontro alle Finals già da prima di questo mercato buyout, con una storia però ancora
tutta da scrivere, come ci insegna Miami degli scorsi Playoff.