Superteam: un problema davvero così recente?

Durante il corso dell’ultimo decennio si sono formati i più svariati tipi di superteam, e questo secondo molti ha comportato in misura ciclica una drastica riduzione della competitività, in quanto le star rifiutandosi a un certo punto della carriera di giocare per contesti piccoli o non vincenti si riuniscono con altre star del loro calibro per tentare di vincere l’anello. E la questione dei superteam è riaffiorata con l’acquisizione da parte dei Nets di Blake Griffin e di Lamarcus Aldridge, due ex all-star, e da parte dei Lakers di Andre Drummond, non solo per il peso dei nomi accostati a squadre già contender senza di loro, ma soprattutto per la formula con cui sono riusciti a liberarsi dalla propria squadra, ovvero il buyout, che non dà nulla in cambio alle squadre da cui i giocatori si svincolano e dall’altro permette ai giocatori di firmare dove vogliono e con cifre anche vicine al minimo salariale.

Chiaramente è naturale che questo tipo di situazione può degenerare e può portare le star a usare nuovamente questo tipo di strategia per accasarsi dove si può vincere, e la lega ha già visto alcune stelle rifiutarsi di giocare per poter rescindere il contratto o essere tradati ( si veda ad esempio Anthony Davis e Kawhi Leonard), per cui è altrettanto naturale la reazione del pubblico, su cui si basa in maggior misura il ricavo annuo della Nba, piena di sdegno, in quanto non è la prima volta che succede e non è l’ultima volta che accadrà.

Tuttavia è bene reagire alle notizie che avvolgono il mondo della Nba con buon senso, evitando l’over reacting. Anzitutto perchè nessuna delle acquisizioni recenti sposta gli equilibri come li spostano le stelle acquisite in precedenza: Drummond è il migliore rimbalzista della lega, ma non ha un tiro, non ha esperienza ai playoff, non difende bene per quanto fornisca una buona presenza sul pitturato che Gasol e Harrell non possono dare e vuole molti palloni che i Lakers non gli possono dare; lato Nets, Aldridge ha sicuramente dalla sua un ottimo tiro dalla media ma non è più l’all star che era nel 2012-2014, non difende e sta perdendo con gli anni sempre più atletismo, mentre Griffin è l’ombra del giocatore visto nel periodo Lob City, ha un tiro poco efficiente, è un injury-prone ed in difesa ha parecchie lacune.

Alla fine si può dire che il buyout ha riguardato giocatori poco decisivi e non più all-star, ed è su questo argomento che voglio basare la mia riflessione, confrontando i supposti superteam di oggi con quelli di questo decennio appena concluso e degli 2000. Da un mio punto di vista ritengo che ad influenzare la reazione delle persone a questo tipo di firme è il ricordo ben impresso del super team degli Warriors, che vantavano a roster tre all-star cresciuti in casa, come gli Splash Brothers e Draymond Green, Kevin Durant acquisito nel 2017, Andre Iguodala ex all star dalla panchina e David West prima e Demarcus Cousins poi. Se però con i primi quattro si poteva parlare di star affermate, con gli ultimi tre si parla di ex all-star che hanno perso l’atletismo del prime e si sono aggiunti dalla free agency per vincere l’anello, ma non è un processo nato da Bob Myers, anzi. Alla fine anche i Miami Heat nel 2013 vantavano nomi importanti, avendo a roster i Big 3 e gli ex all star Rashard Lewis e Ray Allen, altri veterani giunti dalla free agency in cerca del titolo o di un altro titolo. Ma se andiamo più indietro troviamo i Boston Celtics nel 2010, con un quintetto composto da Rondo, Allen, Pierce, Garnett e Rasheed Wallace, anche lui all star.

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In tutto ciò tutti i super team hanno una durata ciclica, ma noi pur criticandoli rimaniamo sempre lì incollati sullo schermo a vederci i playoff e anche la regular season, e qual è il motivo? Gli stessi superteam, aggiunti a un’altra serie di fattori. Questo perchè gli squadroni che si formano sono squadre spesso e volentieri sia divertenti che dominanti, e negli altri decenni hanno sempre costruito superteam con alterne fortune, quindi perchè la Nba dovrebbe limitarli? E soprattutto se il buyout è stato approvato, al piano dirigenziale Nba non è mai venuta in mente l’idea di una possibile degenerazione? Assolutamente no. Gustiamoci questo spettacolo finchè sarà possibile.