Aaron Gordon, Porter Jr. e il primo candidato Mvp : perchè i Nuggets saranno nuovamente la mina vagante dell’Ovest

Tra tutti i risvolti che la bolla di Orlando ha comportato sui giocatori e sulle squadre Nba, i Nuggets assieme ai Miami Heat sono stati la più eclatante tra le sorprese. Dopo anni di transizione in cui si puntava a far crescere i giovani e a correggere alcuni atteggiamenti ( come la tendenza di Jokic a presentarsi ai ranghi di partenza nettamente sovrappeso), i Nuggets hanno dato un messaggio chiaro e tondo alla lega, battendo i favoritissimi Clippers in una serie decisa sulle 7 gare e perdendo solo contro i più esperti e riposati Lakers, vincitori poi del titolo.

Ma nonostante questa esplosione della squadra di coach Malone, in pochi si aspettavano un andamento simile anche in questa altrettanto bizzarra ragione, e questo per una serie di ragioni. In primis per una serie di infortuni delle squadre avversarie che hanno favorito Denver, come l’infortunio di Bojan Bogdanovic nella serie contro Utah o le condizioni precarie di Paul George in semifinale di Conference. In secondo luogo per la dipartita di alcuni 3&D come Torrey Craig e Jerami Grant, che sopperivano alle mancanze fisiche e di volontà delle due stelle Jokic e Murray. Inoltre ad aver inciso tanto sulle aspettative nei confronti di Denver è il cortissimo periodo di riposo che ha separato la stagione scorsa da quella nuova, che avrebbe comportato un calo inevitabile, specie nei giocatori di corsa come Murray.

E le prime partite infatti hanno confermato in linea di massima queste aspettative. Murray, considerato pronto per fare il salto di qualità e diventare una star conclamata, ha steccato notevolmente, Porter Jr. che si prospettava essere un candidato papabile per il premio di Most Improved Player, ma ha steccato in egual modo e la difesa aveva spesso dormite che spesso e volentieri punivano. A tenere almeno in parte a galla la baracca ci ha pensato un Nikola Jokic in formato Mvp, che non solo ha fornito un ottimo apporto dal punto di vista dello scoring, ma che con le sue visioni è riuscito a rivitalizzare alcuni giocatori in evidente calo fisico, costituendo un enigma irrisolvibile per gli avversari.

Ma a rivitalizzare una squadra con alcune emorragie evidenti ci ha pensato la trade deadline, che ha dato alla squadra l’elemento mancante, ovvero atletismo e difesa, grazie alle firme via trade di Aaron Gordon e Javale Mcgee. Gordon è un giocatore molto interessante e molto più di un gran schiacciatore ma capitato in un progetto malsano come quello di Orlando, la cui mancanza di direzione ha impedito alla franchigia ma anche al giocatore su cui si sarebbe dovuto puntare di arrivare in alto. La sua velocità e il suo fisico molto atletico gli permettono di essere un buon difensore perimetrale contro gli scorer principali ( si veda ad esempio la marcatura da parte di Gordon contro Kawhi Leonard nell’ultima partita contro i Clippers), mentre dal lato offensivo può essere un ottimo terminale al ferro degli assist del Joker e ha un buon tiro dall’arco. Mcgee invece è importante per il personaggio che è nello spogliatoio ( che già conosce) e per la sua intimidazione al ferro che sopperisce le lacune fisiche di Jokic, che lo rendono uno dei migliori lunghi dalla panchina della lega.

Con questi due acquisti, Denver dunque sta venendo alla distanza e ha tutte le carte in regola per fare male a chiunque. Ha due dei playmaker atipici più geniali della lega in Campazzo e Jokic, ha un’ottima guardia in Jamal Murray, ha alcuni discreti 3&D e nel reparto dei lunghi vanta lunghezza, atletismo e scoring. Inoltre, va detto anche che Porter Junior sta a mano a mano ascendendo nelle gerarchie e mostra degli sprazzi da campione non da poco, ma è ancora acerbo e deve imparare a capire qual è il suo ruolo nella squadra. Occhio a Denver…