Coach Pop, il Dream Team e il desiderio di rivincita: la nazionale USA verso Tokyo 2020

L’estenuante e in alcuni casi anche luttuosa esperienza del Covid ha non solo cambiato le nostre vite in maniera irreversibile ma ha anche sconvolto tutto lo sconvolgibile esistente, compresa una delle passioni che ci accomuna ovvero lo sport, e nello specifico nella sua manifestazione più ampia: le Olimpiadi di Tokyo 2020. Sicuramente non sarà una edizione qualunque delle Olimpiadi, ma sarà per molti aspetti una sorta di rinascita che permetterà sia ad atleti che ai supporters di ripartire da capo, in maggiore o in minore misura.

Ripartenza che deve essere la parola chiave di una delle espressioni più famose di ogni edizione dei Giochi Olimpici, ovvero la Nazionale di basket statunitense. Nel corso della storia la squadra a stelle e strisce ha visto alternare grandi vittorie, come nelle edizioni di Barcellona ( 1992) e di Pechino (2008), a pesanti sconfitte, come le olimpiadi di Monaco del 1972 oppure le olimpiadi di Atene del 2004. E nonostante due olimpiadi vinte nell’ultimo decennio, il team orchestrato da Jerry Colangelo ( che lascerà il posto a Grant Hill al termine della rassegna) è uscito malconcio dai mondiali di Cina 2019, a causa delle troppe assenze che hanno comportato sconfitte anche brucianti.

Nightmare Team: gli USA ad Atene 2004

Il compito di coach Gregg Popovich, da 25 anni allenatore dei San Antonio Spurs, con cui ha vinto 5 titoli Nba, è quello dunque di portare nuovamente all’oro olimpico una nazionale in cerca di vendetta. Ma se andiamo a guardare le edizioni del team USA alle olimpiadi, escludendo il Redeem Team del 2008, la nazionale che probabilmente ricorda di più questa nazionale Usa è il Dream Team di Barcellona, selezione che vide per la prima volta i giocatori della Nba a roster, e che dominò tutte le partite della serie con uno scarto di almeno 30 punti. Prima di quell’edizione la delusione era tanta specie dopo aver perso contro l’Unione Sovietica guidata da uno dei più grandi centri di sempre, Arvydas Sabonis, e da un ottimo giocatore come Marciulionis, e inoltre come in questa rassegna il mondo fu segnato da vicende di grandissimo impatto, come il crollo dell’Unione Sovietica e della Jugoslavia con la conseguente formazione dei Paesi che noi tutti oggi conosciamo. L’ordine anche in quel caso fu la vittoria, e il roster tutt’ora rappresenta la più grande selezione di giocatori mai effettuata: nel ruolo di point guard il più importante interprete era Magic Johnson, che aveva appena annunciato il suo ritiro a causa della sua sieropositività ma che rappresentava comunque il playmaker più immarcabile di sempre , mentre a dargli il cambio c’era John Stockton, assistman prolifico e uno dei più grandi tiratori e difensori di sempre; nel ruolo di guardia His Airness Micheal Jordan, che aveva appena vinto due MVP , due titoli e due Finals MVP da protagonista, affiancato dall’agilissima nonchè prolifica guardia Clyde Drexler dei Trail Blazers; nel ruolo di ala piccola il titolare era Pippen, il secondo violino dei Bulls dominatori del decennio e atleta eccezionale sia in attacco che in difesa, alternato con Chris Mullin, uno dei tiratori migliori di sempre e da un Larry Bird in netto declino fisico ma che sapeva ancora dare il suo contributo; nel ruolo di ala grande spiccava the Mailman Karl Malone e Charles Barkley, due dei migliori offensive players, coadiuvati dalla giovane promessa Christian Laettner, che col sennò di poi sarà più fumo che arrosto, mentre nel ruolo di centro se la contendevano Patrick Ewing e David Robinson, che erano i due centri più forti dell’epoca. A guidarli, un Chuck Daly vincitore di due anelli con i Pistons e capace di fermare con i Bad Boys le due dinastie degli anni 80 ( i Lakers di Magic e i Celtics di Bird) oltre che i Bulls di Jordan per un paio di anni.

Il Dream Team, la squadra di basket più forte di sempre

Sicuramente il roster di queste olimpiadi non sarà per una questione di profondità e di talento migliore del Dream Team, ma in primis la motivazione per vincere c’è e in secondo luogo è sempre sbagliato tentare di scommettere contro un allenatore esperto e titolato come Popovich. Inoltre, ci saranno sicuramente giocatori che si vorranno mettere in mostra durante questa olimpiade: in primo luogo Lebron James, per riuscire a bissare il triplice successo e per aggiungere un altro trofeo alla sua legacy sempre più comparabile con quella di MJ, e in secondo luogo Steph Curry, che per motivi fisici non ha mai potuto puntare a un oro olimpico e che vorrà sicuramente essere dominante come lo è con i Golden State Warriors. Ciò che sarà garantito è lo spettacolo, sperando che sia acconsentito il tifo, di cui stiamo riconoscendo l’importanza…