” Look at Curry man, so inspirational “

Fare un articolo su Curry non è semplice, specie per un fan da poco avventuratosi nel mondo dei blog come me, ma non riesco nemmeno a trattenermi quando si parla di uno dei miei giocatori preferiti e, parlando in maniera asettica, uno dei migliori della storia. Sappiamo bene che in questa stagione Golden State è lontana dai fasti dei tre titoli in cinque anni e con cinque finali, ma lui è sempre incredibilmente fenomenale, e sforna cinquantelli con una facilità invidiabile. La scorsa sera contro una contender come Denver ha dimostrato ancora una volta di essere un campione con la C maiuscola, che nonostante il decimo posto a ovest, nonostante una difesa imbarazzante, nonostante Kelly Oubre ed Andrew Wiggins, nonostante i continui raddoppi è immarcabile e dimostra ancora di essere tra i primi 3 giocatori della pista.

Considerazione che fino all’inizio della stagione veniva quasi sempre considerata come una frase da ciarlatani, e probabilmente per il fatto che è una superstar spesso inserita nel contesto delle 5 all-star di Golden State e per il fatto che sia stato spesso agevolato dal giocare in uno contro uno, cosa che il rivale Lebron era impossibilitato a fare perchè non aveva più Kyrie. Addirittura c’è chi ha detto che Lillard è un giocatore più forte di lui, probabilmente non più memore del dominio tecnico e tattico che il 2 volte Mvp ha mostrato nel corso della sua carriera, durante gran parte della quale è stato spesso giudicato come non pronto da un punto di vista fisico per la NBA.

Visualizza immagine di origine

Steve Kerr, il suo allenatore e colui che ha fatto fare a Golden State l’ultimo step verso la gloria, ha affermato ” E’ il miglior Steph Curry della carriera”. E sebbene alcune edizioni del numero 30 potrebbero far vacillare le argomentazioni di questa considerazione, non posso essere più che d’accordo. Da un punto di vista personale, paragono questa stagione di Steph alle stagioni 2004-2005 e 2005-2006 di un altro campione della California e più in particolare della città degli angeli, Kobe Bryant. Anche Kobe in quegli anni era soggetto a numerose critiche, perchè dopo anni di successi Shaq era stato tradato e molti si chiedevano se sarebbe riuscito a replicare i successi dei primi anni 2000, cosa che col sennò di poi gli sarebbe riuscita abbastanza bene sia da un punto di vista individuale ( citofonare Jalen Rose per gli 81 punti contro Toronto) sia per quanto riguarda i successi di squadra. Ma se ci pensiamo bene sono stati fatti giudizi molto simili anche per Steph, che dopo aver lasciato il ruolo di primo violino a Kevin Durant non ha mai ricevuto in misura totale il compenso che si meritava, anche perchè Kd doveva dimostrare di vincere in un contesto differente da quello di Okc, dopo tanti anni con Westbrook e Ibaka.

Visualizza immagine di origine

Steph dunque ha dimostrato e sta dimostrando di essere un leader atipico ma molto efficace, un giocatore che si sa caricare la squadra sulle spalle, un attaccante come pochi nella storia e un gran playmaker. Definirlo solo come il più grande tiratore di sempre ( per quanto ci sia qualcuno che non sia d’accordo, erroneamente aggiungerei) è quasi un’offesa nei confronti di un personaggio che non ha il fisico o la predestinazione di altri campioni, ma in cui ci possiamo rispecchiare tutti. Steph ha cambiato il gioco attraverso il tiro da 3 e alcune franchigie hanno cavalcato la sua rivoluzione senza successi, e questo perchè di Steph ne esiste solo uno. Non è un giocatore finito e non lo sarà per diverso tempo, e quando rientrerà l’altro Splash Brother in modo tale da ricostruire un roster competitivo allora si che anche gli scettici ritorneranno a cavalcarne la sua onda.

Visualizza immagine di origine

Bonus : ” They do have a timeout, decide not to use it. Curry, way downtown. Bang! Bang! Oh, what a shot by Curry!!!”