Le complicanze nella Nba, gli equilibri e il fardello dei Super Team: il ritiro di Aldridge e oltre

Come un fulmine a ciel sereno, attraverso un annuncio pubblicato sui social, il veterano Lamarcus Aldridge annuncia il ritiro dalla pallacanestro e conclude la sua carriera da pluri-All Star e ricca di soddisfazioni personali, ma anche di rimpianti nell’ambito del successo di squadra. L’ala grande draftata nel 2006 aveva sofferto di anomalie nel battito cardiaco, problema col senno di poi definito come aritmia cardiaca, nel corso del match giocato contro dei decimati Lakers. E’ purtroppo un grande dispiacere per tutto il mondo Nba vedere giocatori di questo calibro, che hanno innovato con la loro capacità di tiro abbinata la gioco in post, lasciare tutti con l’amaro in bocca per sè e per gli altri. E il problema è che non è la prima volta che succede e non sarà l’ultima volta. Ci sono stati tanti campioni a cui sono stati riscontrati patologie anche di importante entità, ad esempio la glomerulosclerosi segmentaria focale di Mourning o i coaguli nel sangue trovati in Chris Bosh. Se vogliamo prendere invece un caso recente, e che riguarda gli stessi Nets, possiamo prendere in considerazione l’infortunio di Caris Levert, che ha rischiato di morire a causa di una massa tumorale riscontrata ai reni e che è stata scoperta nel momento in cui fu decretata la firma di Harden per la squadra del New jersey. Purtroppo la natura come ci rende estasiati di fronte ad atleti clamorosi, che ci fanno balzare dalla sedia per una stoppata, per un poster o per un ankle breaker, sa essere anche molto crudele, e per quanto i giocatori Nba godono di lussi che pochi hanno va dato loro il più grande sostegno.

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Sostegno che però non sembra essere più così ricco, da un punto di vista qualitativo, per i Brooklyn Nets, e se lo è si manifesta ” a rate” . I problemi dell’ex Portland sono stati la punta dell’iceberg di una squadra sì tanto profonda, quanto mai compatta nella sua completezza. E’ vero anche che si tratta della stagione regolare e che va fatto del load management soprattutto verso stelle come Irving e Durant che hanno subito infortuni gravissimi, in alcuni casi anche career ending, ma è vero anche che se si vuole fare bene ai playoff bisogna un minimo testare la potenza di fuoco di tre stelle provando a far bilanciare i possessi, e permettendo anche alla parte complementare del roster di ritagliarsi il proprio ruolo.

La mancata completezza del roster, se si considerano i team dell’ultimo decennio e poco più, toccano specialmente i super team. Abbiamo ancora tutti negli occhi la Golden State decimata che se la giocò contro Toronto alle Nba FInals, con Klay Thompson e Durant che hanno subito rispettivamente infortunio al crociato e al tendine d’Achille e con Demarcus Cousins che sembrava più scarso dell’ombra di sè stesso. Ecco, probabilmente un effetto simile si ripercuote anche in questi roster che sforano di milioni i tetti salariali e che tentano di stravincere l’anello. L’augurio come sempre è quello di avere abbastanza compattezza nel roster da poter aere serie avvincenti contro le big della Eastern Conference, ma come in fondo diceva un mai domo Rasheed Wallace : ” Ball don’t lie” .

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Va infine considerato che questo pur poco influente ritiro ( da un punto di vista meramente tattico) stravolge completamente gli equilibri della lega da un punto di vista mediatico, ponendo ancora di più i riflettori accesi sulla squadra di coach Nash. Anzitutto perchè dopo tutto il discorso che si è fatto sul potenziamento di cui le contender possono usufruire grazie all’ausilio dei buyout ora gli all-star ( o ex all star) sono tornati a 5, se si considera a Deandre Jordan, e in secondo luogo perchè una notizia del genere muove lo spogliatoio, e deve muovere i leader, o presunti tali, a caricarsi la squadra e a compattarla in questi momenti. Il problema è che i leader vocali di questa squadra sono di scarsa qualità. Durant ha dimostrato con Rapaport di non essere l’esempio di leader maximo per cui ogni ordine va seguito senza sè e senza ma, Irving ha più volte dimostrato di saper rompere spogliatoi mentre Harden, specie considerando lo scenario che lo ha portato a essere tradato, si è saputo far odiare da tutti a Houston. In conclusione questa squadra è al banco di prova, e può raggiungere la gloria come l’infamia, ed è proprio l’imprevedibiltà a essere il motivo chiave per cui nonostante i super team e nonostante tutto continuiamo a guardare ancora la Nba.