I New Orleans Pelicans e la disfunzionalità fatta a roster

E’ il 20 giugno 2019 e si tiene il draft Nba e tutte le trenta franchigie si accingono a scegliere i talenti da valorizzare nelle prossime stagioni. Tutti però sanno quale sarà la prima scelta assoluta e risponde al nome di Zion Williamson, un “tir” di 120 kg e oltre proveniente dai Duke Blue Devils fisicamente mai visto nella lega, nonostante nella stessa ci abbiano giocato dei superuomini come Shaquille O’Neal e Wilt Chamberlain. Il ragazzo mostra dei lampi di dominio impressionanti, ma ci sono numerosi dubbi sulla sua tenuta fisica e in particolare sulle arti inferiori, che potenzialmente potrebbero collassare con un peso così imponente. I Pelicans hanno la possibilità di pescare nuovamente un altro fenomeno e lo selezionano alla prima assoluta, dopo aver fallito nell’aver costruito un progetto sia attorno a Chris Paul sia attorno ad Anthony Davis. “The Brow” che per l’appunto quattro giorni prima era stato scambiato dopo una lunga narrativa ai Lakers per Lonzo Ball, Brandon Ingram, Josh Hart e una serie di scelte. La squadra della Louisiana ha dunque il suo young core per puntare a diventare una una contender negli anni a venire.

Ad oggi però 6 maggio 2021, per quanto ci si stia avvicinando alla fine della stagione da sophomore ( o da rookie) di Zion tante sono le disfunzionalità di una squadra che dovrebbe avere un assetto tattico ben definito, ma che invece non ha né capo né coda. I Pelicans, in una stagione in cui c’erano molte aspettative ha nuovamente fallito l’obiettivo principale, ovvero l’approdo alla fase intermedia dei play-in, dopo la sconfitta contro i rivali alla corsa per un posto in postseason dei Golden State Warriors. Ad oggi il record recita trenta vittorie e trentasei sconfitte, non troppo lontano dal 30-42 della stagione precedente. Ma se l’anno scorso l’annata negativa fu una conseguenza di una serie di eventi negativi ( gli infortuni di Zion, la condizione non proprio ottimale della squadra durante la bolla ecc.), quest’anno si doveva pretendere decisamente di più non solo dal roster, ma dall’organizzazione in generale, sia per quanto riguarda la campagna acquisti sia per quanto riguarda l’aspetto del gioco.

Visualizza immagine di origine

Campagna acquisti che ha visto arrivare fit non proprio ideali per una squadra piena di atleti votati all’attacco al ferro. Molto criticato è stato l’arrivo di Steven Adams da Okc, che è si un giocatore che molte squadre vorrebbero, perchè non pretende tanti palloni e porta presenza sul pitturato, ma è anche vero che nell’anno da finto rookie della stella del gruppo è bene testare le sue potenzialità al meglio, indubbiamente limitate dal fatto che ci sia un altro lungo che non gli permette di giocare come vuole. Dalla trade che ha portato poi Jrue Holiday a Milwaukee è arrivato anche Eric Bledsoe che per carità è un discreto difensore e per una squadra come i New Orleans Pelicans che non ambisce agli obiettivi dei Bucks ci può stare, ma nel momento in cui si ha già un playmaker molto promettente come Lonzo Ball e nel momento in cui Zion viene incaricato di portare palla metterlo da sharpshooter con il suo 34,8 % in carriera non è la più saggia delle decisioni, anche perchè nonostante i miglioramenti di Lonzo al tiro non si può mica dire che abbia la pulizia di Joe Harris, per fare un nome.

Ma Ball e Bledsoe non sono gli unici a non aver beneficiato del sistema Zion centrico proposto da Stan Van Gundy, infatti tra i più sottotono possiamo trovare Brandon Ingram. Ora sappiamo bene che l’anno scorso Ingram ha vinto il premio di giocatore più migliorato della stagione, ma se voi andate a vedere la compilation del meglio dell’ex Lakers la scorsa stagione buona parte delle conclusioni prese erano penetrazioni al ferro, che ci può stare considerando che il tiro non è ancora affidabile, ma se è Zion a prendere i tiri al ferro e soprattutto c’è Adams a fare presenza Ingram viene ridotto il più delle volte a isolamenti dannosi per la squadra vista l’efficienza. Il mio dubbio nei suoi confronti è lo stesso che mi pongo nei confronti di tutti gli altri ex Lakers che pur essendo esplosi altrove come Clarkson, Russell o Randle, faticano a trovare la dimensione del giocatore che erano prima nel momento in cui non hanno la palla in mano così tanto.

Tutti i problemi su cui mi sono soffermato possono essere risolvibili grazie alla figura di un allenatore importante, come si è visto a New York con Tom Thibodeau. Il problema è che tra tutti gli allenatori che potevano assumere nel corso della offseason la dirigenza ha scelto Stan Van Gundy, allenatore che ha sempre basato il gioco su un lungo di elevata caratura ma che non è minimamente il coach adatto per questo gruppo. Zion non è Dwight Howard né Andre Drummond né Shaquille O’Neal, sia da un punto di vista difensivo che offensivo, e a meno che non si trovi inserito nel Five Out di Budenholzeriana memoria non può funzionare. Oltretutto Van Gundy è un allenatore superato dal gioco per molti aspetti e non è bravo a gestire l’ego delle sue stelle ( come successe al tempo con Howard ). Quello che serve a questa squadra è un coach di mentalità difensiva che riesca non solo a migliorare i giocatori ma anche a dargli quella scossa di cattiveria che serve sempre ad alti livelli. La difesa dei Pelicans infatti è una delle peggiori della lega, e ciò è dovuto sia all’avere un centro non troppo mobile che apre alle triple sul perimetro e ad avere interpreti che pur essendo grandi atleti hanno ancora una scarsa visione cestistica ( l’esempio più eclatante è quello di Jackson Hayes)

Visualizza immagine di origine

In conclusione questa squadra, pur avendo molto più talento medio di altre squadre dell’Ovest, si ritrova ad essere una delle peggiori della lega e senza ancora delle idee chiare sul da farsi. Il problema alla lunga potrebbe rivelarsi lo stesso dei Boston Celtics o dei Sixers, che non vedono gerarchie definite nella loro coppia di stelle. Parliamo comunque di una squadra che ha bisogno di tempo per maturare e per capire come utilizzare al meglio i diamanti grezzi a sua disposizione. Ad maiora Pelicans…