Ben Wallace Hall of Famer 2021 : un piccolo tributo per un grande giocatore

Immaginate un due metri e sei centimetri da White Hall, Alabama, con il 41,4 % ai liberi in carriera ( tra i peggiori nella storia della Nba) che non ha un tiro credibile da nessuna posizione, che rinuncia a continuare il suo percorso collegiale a Virginia Union per non venir scelto 58 volte dalle franchigie Nba nel 1996, che non ha doti di passaggio o una visione di gioco fuori dal comune e che tanto per non farsi mancare nulla gioca centro, in un epoca in cui i pivot sono al centro del gioco e sono tutti alti più di due metri e dieci. Normalmente a intuito si potrebbe dire che questo giocatore è un mestierante Nba degli anni Novanta e che non ha mai trovato contratti o merito proprio perchè non aveva le qualità. Eppure, dopo ben nove anni dal suo ritiro, si può affermare con voce ufficiale che il personaggio in questione, Benjamin Cameron Wallace, farà parte della Basketball Hall of Fame. Credo che nella sua candidatura agli annali e nel percorso da lui compiuto sin dalle giovanili si racchiude tutta la magia e in generale tutto ciò che c’è di più bello non solo nel basket ma dello sport in generale. Questa edizione del blog non ha l’intenzione di raccontare ciò che ha fatto questo immenso giocatore, anche perchè sono sicuro che chi visita questo sito ne è a conoscenza, ma si pone l’obiettivo di rappresentare, nel proprio piccolo, quello che è stato Ben Wallace per tutti noi.

NBA, Ben Wallace tra i finalisti per la Hall of Fame 2021

E parto da uno dei punti di forza del nativo dell’Alabama, la difesa. Ora, Big Ben non è il migliore difensore di sempre per longevità e versatilità, ma è uno dei pochi che ha reso un aspetto del gioco tipicamente operaio e sempre trascurato da chi lo guarda in arte. E non parlo solo delle stoppate che si possono ammirare digitando il suo nome su Youtube, per quanto anche esse sono spettacolari, ma di un mix di potenza, intelligenza e agilità nella storia della Nba. Il suo lavoro di piedi, la grinta, il suo tonnellaggio non solo ha reso impossibile penetrare al ferro con lui in campo, ma ha rappresentato uno dei pochi baluardi illustri del centro difensivo in Nba, specie dopo il rinnovamento generazionale che ha visto appendere le scarpe al chiodo centri della caratura di Ewing, Olajuwon e Robinson. E non ci stupiamo se negli anni in cui Ben Wallace ha giocato a Detroit il premio di Difensore dell’Anno è stato monopolizzato, visto che lo stesso Wallace è stato uno dei pochi a saper implementare una difesa quanto meno decente in single coverage contro uno Shaquille O’Neal che era per distacco il migliore giocatore della Nba al tempo e il centro più dominante di sempre assieme a Chamberlain. Quasi nessuno infatti poteva vantare di essere riuscito quanto meno a dargli fastidio, e come lui stesso disse al tempo: ” Again, it was funny how many problems had Shaq against 6’8 ”

How Detroit Pistons legend Ben Wallace was discovered by Charles Oakley

Ma sarebbe riduttivo definire un giocatore del genere esclusivamente per la difesa, perchè per quanto Big Ben non ha mai avuto un decimo delle attenzioni che hanno avuto alcuni suoi contemporanei a differenza sua eccellenti in attacco, come Kobe, Allen Iverson o Tracy Mcgrady, è stato assieme al suo afro inconfondibile uno dei simboli di una delle città più bisfrattate d’America, spesso nota per il tasso alto di criminalità e per i suoi motori, ovvero Detroit. La sua grinta, la sua leadership, la sua volontà di non dare mai tutto per scontato ha fatto innamorare migliaia di persone della sua storia e del suo personaggio. “A lot of people told me I couldn’t do it because of my size. I was determined to prove those people wrong” E soprattutto questa sua determinazione lo ha portato a trionfare o quantomeno ad andarci vicino anche quando tutti dubitavano o di lui o della sua squadra. La finale del 2004 è sicuramente l’esempio per antonomasia, perchè quando in finale Nba ti ritrovi contro una squadra composta da Gary Payton, Karl Malone, Shaq e Kobe che per quanto non uniti da una buona chimica hanno comunque bruciato la concorrenza a Ovest e in gara 5 vinci l’anello limitando Shaq con una prestazione da 18 punti e 22 rimbalzi c’è poco da dire, solo applausi.

Ma se c’è una cosa che mi ha fatto letteralmente innamorare di questo giocatore non è solo la volontà di provare che i giudizi altrui su un giocatore come lui erano sbagliati vista la sua imprescendibilità a livello difensivo, ma la sfrontatezza che lo ha sempre portato a sfidare i propri limiti e a sacrificarsi nei momenti di difficoltà. Un esempio tra i più eclatanti lo si può trovare nella gara 7 di finali del 2005, una delle più belle e giocate dai Detroit Pistons di Wallace, Billups, Hamilton e Rasheed contro i San Antonio Spurs di Duncan, Parker e Ginobili. Wallace sa che Billups ed Hamilton sono marcati bene da Bowen e Parker e quindi prova a prendersi un tiro difficile. Riceve la palla in post basso e si ritrova contro Nazr Mohammed, spinta verso canestro e fadeaway difficilissimo, la palla però è una piuma e decreta il vantaggio Detroit iniziale. Buffa di quella giocata affermerà: ” Ecco questo nello script era abbastanza imprevedibile”, segno di quanto sia immane la volontà dell’uomo da Viriginia Union.

Detroit Pistons flat-out better than 2004 Lakers, proved it in Game 1