La serie delle serie #2: “Don’t ever underestimate the heart of a champion”.

Una delle frasi più famose della storia del basket Nba e probabilmente dello sport in generale è “Don’t ever underestimate the heart of champion”, pronunciata dall’allora allenatore degli Houston Rockets Rudy Tomjanovic in occasione della vittoria alle Nba Finals del 1995, ottenuta con un cammino impronosticabile per una squadra che rispetto agli anni prima aveva faticato e non poco. E per quello che può valere il mio punto di vista ( un pugno di mosche , ma fa niente) questa è la frase che rappresenta al meglio la serie di primo turno dei playoff giocata tra i campioni in carica dei Los Angeles Lakers e i Phoenix Suns ( per inciso la sorpresa dell’anno almeno per quanto riguarda la Western Conference), sia per quanto riguarda il trascorso appena visto sia per quello che vedremo nel futuro.

Ma approfondiamo meglio, cominciando da quelli che sono usciti vincitori ( e aggiungerei contro i favori del pronostico) dalla serie al meglio delle 7, ovvero i Phoenix Suns. A prescindere dalle prestazioni più che positive dei giocatori di ruolo come Crowder, Payne e Johnson oltre che dell’astro nascente Deandre Ayton a condurre alla vittoria la franchigia dell’Arizona sono stati Chris Paul e Devin Booker. Su CP3 ci sarebbe tantissimo da dire, ma le parole per descriverlo finiscono nel momento in cui si parla di un giocatore che domina all’incirca da 15 anni nella lega. E’ l’emblema di questi magnifici Suns, e gara 1 ne rappresenta molto bene l’impatto; come è più volte successo nella sua carriera e più in particolare durante il corso dei playoff un infortunio, in questo caso una contusione alla spalla, sembrava compromettere l’andamento della squadra e della stagione , con le conseguenze che sono state drammatiche per diversi attimi di gioco, e con il resto della squadra che ha subito fortemente la mancanza di esperienza contro i più affermati Lakers, andando nel pallone in più azioni. E’ bastato il suo rientro per pochi minuti per ridare fiducia al gruppo di coach Monty Williams, che ha cominciato a sfornare una prestazione degna di nota da qui fino alla gara di 6, pur nonn essendo capace di tirare e pur non essendo capace per alcuni istanti di passare la palla ai tiratori. Questa è l’esperienza di un prototipo di campione che migliora i campioni solo grazie alla sua presenza e che nella lega si può vedere ( oltre al già citato Paul) solo in Steph Curry e Lebron James. Il limite per questi Suns potenzialmente non esiste, vista la sfacciataggine dell’esordiente abbinata alla qualità del roster, e questo grazie ad un giocatore troppo sottovalutato per il percorso da vero campione che ha compiuto e a cui manca solo un anello come ciliegina sulla torta.

Suns, Chris Paul: "Nessun problema, ci sarò in gara 2" | Nba Passion


Chris Paul in questo gruppo copre il ruolo del fenomeno veterano in un gruppo di giovani, ma ciò non vuol dire che non ce ne siano altri di fenomeni in via di definizione. E onestamente non si può dire altro se non fenomeno a Devin Booker, che è stato a mani basse il migliore da un punto di vista della prestazione il migliore della serie. Anche Booker è stato molto sfortunato proprio come Cp3, vittima dell’incapacità della sua franchigia di appartenenza di costruirgli ( fatta un’eccezione per il roster di quest’anno) una squadra capace di supportarlo ai playoff quando i palloni scottano nei momenti decisivi. Momenti che però Devin ha mostrato di saper affrontare egregiamente, ereditando dal suo compagno playmaker la malizia necessaria a sfruttare le situazioni favorevoli e i mismatch ( citofonare Andre Drummond per commenti aggiuntivi). Da questo punto di vista si può dire che non tutto il male che gli ha causato la dirigenza di Phoenix viene a nuocere, considerando che con un supporting cast indecente il figlio d’arte è riuscito ad abituarsi ai raddoppi di marcatura da parte dei difensori avversari, alternando prestazioni incredibili a prestazioni sulla sufficienza. Sufficienza che nel corso degli anni ha sempre visto la sua asticella alzarsi fino a raggiungere il picco grazie a Cp3, che toglie palloni dalle sue mani ed evitando di fargli gravare tutti i singoli possessi. E stiamo parlando di un ragazzo di 24 anni, che ha ancora tutto il tempo di sviluppare il talento grezzo che ancora è nascosto, e che lo potrebbe portare benissimo ad essere uno dei volti della lega.

Devin Booker selezionato per l'All Star Game 2021

Lato Lakers la serie, così come la stagione è stata decisa non solo dal supporting cast, ma anche e soprattutto dalle due stelle della squadra, Anthony Davis e Lebron James. Si può dire con molta certezza che questa serie con un Anthony Davis in forma non avrebbe avuto storia, tanto che quando la serie era sul 2 a 1 tutti pronosticavano la vittoria Lakers per certa. I suoi cambi difensivi, la sua protezione del ferro la capacità di marcare chiunque uno contro uno abbinata a un tiro mortifero e a un fisico non arginabile in post costituiscono un’enigma non risolvibile per la banda dell’Arizona, che non ha lunghi mobili e fisici al contempo come l’ala dei Lakers, così come non l’ha avuta nessuna squadra che ha giocato contro i Lakers da quando AD è stato tradato dai Pelicans, né Portland né Houston né Denver e né Miami. E? evidente però che è mancata anche la grinta da parte del giocatore, che ha si giocato in ciabatte durante il corso della regular season, ma che non si può accontentare del jumper dal midrange ad ogni singolo possesso, visto e considerato il bagaglio tecnico di cui dispone. Sicuramente il prossimo anno sarà un’altra storia, almeno considerando la voglia di riscatto suo e del suo compagno di squadra, che li porterà a ricreare il roster da capo, ma l’approccio per un campione come Davis deve essere il primo aspetto da considerare per puntare ogni singolo anno al Larry O’Brien trophy.

Lakers, Davis: “Volevo giocare, il mio corpo non era d'accordo” | Dunkest

E arriviamo a Lebron, l’ultimo vero campione di questa serie. Un giocatore che sappiamo bene essere nella discussione per essere il più grande cestista di sempre, il cui talento abbinato a un’etica di lavoro straordinaria lo ha portato dove pochi sono arrivati. Tuttavia è con questa stagione che la sua dittatura viene fortemente messa in discussione, cominciando da questa uscita al primo turno. Per quanto infatti l’ex Cavs avrà ancora qualche cartuccia da usare prima del ritiro, le nuove leve stanno prendendo il sopravvento e stanno letteralmente sbaragliando le tanto agognate coppie di stelle formatesi nella free agency 2020. Molti giocatori vogliono prendere il suo posto come giocatore simbolo della lega e difficilmente Lebron avrà ancora molto tempo prima di potersi riaffermare al vertice. Gli infortuni come nel 2019 sono stati una conseguenza del gioco troppo accentrato su di lui, che poteva reggere fino a 3 anni fa ma che ora lo porta a infortuni importanti e con ricadute annesse, L’augurio per noi tifosi è che torni almeno per un altro pò il Lebron James dominatore che è sempre stato e che riporti i Lakers al titolo o quantomeno a competere al più presto.