La serie delle serie #3: E questi chi li ferma?

Nella notte si è giocata la prima partita di una serie che suona agli addetti ai lavori come una finale anticipata, che da una parte vede i Brooklyn Nets, il superteam composto da tre dei primi dieci giocatori della lega e da un supporting cast che sembra non finire mai, e dall’altra parte vede i Milwaukee Bucks, una squadra fenomenale da entrambi i lati del campo e che nonostante gli insuccessi dei precedenti anni sembrano essere gli unici assieme ai Clippers in grado di limitare le innumerevoli bocche di fuoco della squadra di coach Steve Nash. La partita, per quello che si è visto, ha sia confermato quelle che erano le attese per entrambe le squadre, sia da un punto di vista tattico che tecnico, sia ha visto alcuni aspetti rivelarsi degli spunti interessanti per lo studio della serie nel suo evolversi.

Ma andiamo con ordine. Da un punto di vista tattico si è rivelata molto efficace la strategia effettuata da Mike D’Antoni, da sempre conosciuto come uno scommettitore soprattutto in difesa, al fine di contrastare quelli che sono stati i punti di forza offensivi dei Bucks nella serie contro Miami, ovvero Middleton e Holiday. Per quanto infatti i Nets non siano dotati di uno specialista capace di guidare i singoli interpreti in difesa ( un profilo alla Draymond Green, per intendersi), possono comunque disporre di marcatori perimetrali più che discreti, che hanno permesso di limitare a soli tredici punti Middleton e a diciassette punti Holiday. L’obiettivo è dunque quello di sollecitare Giannis non solo ad attaccare il più possibile, ma anche a caricarsi la squadra sulle spalle e a fargli decidere la partita, puntando sul fatto che lo stesso Antetokoumpo ha fatto fatica a reggere mentalmente l’impatto con i playoff e portandolo di conseguenza a forzare soluzioni non nelle sue corde, come i tiri da tre. Normalmente lasciare che Giannis attacchi marcato solo da un uomo a turno potrebbe sembrare un suicidio perchè sono due facili, ma è proprio questo il punto, che ci permette di capire come ragiona Mike D’Antoni. Meglio subire un tiro da due contestato piuttosto che subire un tiro da tre dagli sharpshooter che in questo mondo non entrano in ritmo con la partita, e alla lunga questo atteggiamento paga, come si è visto dal 96 a 115 per i Nets a pochi minuti dalla fine.

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Sempre da un punto di vista tattico ma dal lato dei Bucks io spero caldamente che Budenholzer non ripeta nuovamente l’errore di dare ventotto minuti a Brook Lopez, perchè altrimenti la serie finisce subito e senza possibilità di replica, e con l’esonero che lo aspetta dietro l’angolo, I diciannove punti non spiegano minimamente l’impatto disastroso contro i Nets, soprattutto da un punto di vista difensivo, anzi dimostrano ancora una volta come il gambling di D’Antoni ha funzionato. Lopez non è per nulla un cattivo giocatore, ma in una serie contro una squadra composta da giocatori che lo superano nettamente in velocità, riceve lo stesso trattamento che Doncic ha servito a Zubac, per farsi capire. Non si può mai fare una difesa buona se ai cambi difensivi ci si ritrova Lopez contro Irving o Durant, tanto che nel momento in cui i Bucks lo hanno tolto hanno difeso nettamente meglio per quanto i giocatori dei Nets fossero immarcabili. Per evitare di rigirare il dito nella piaga si potrebbe provare a lasciare Giannis da 5 mettendolo contro Durant in alcune occasioni ( non sempre per il semplice motivo che Giannis è lo stesso che gestisce l’attacoo dei Bucks, quindi la stanchezza si fa sentire alla lunga) e mettendo Pj Tucker da ala grande, cercando di evitare mismatch che potrebbero facilmente mettere in ritmo gli attaccanti avversari.

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Il problema in difesa tuttavia non è solo dovuto alle scelte dei Bucks, ma è dovuto al fatto che i Nets sono semplicemente infermabili. Normalmente una squadra dovrebbe avere difficoltà quando uno dei migliori scorer della lega e di sempre come James Harden se ne va dopo un minuto, e invece l’attacco è girato che è una meraviglia per gli occhi. Irving quest’anno sta giocando un’annata clamorosa e questa notte è stato ancora una volta immarcabile con buona pace di Jrue, Durant non gioca più la hero ball dei tempi di Okc ed è migliorato in efficienza rispetto ai minuti sfornando trentelli e quarantelli come se piovessero, e se a questi due unisci il migliore tiratore della lega per percentuale come Joe Harris e giocatori capaci di costruirsi tiri dal palleggio come James e Shamet c’è veramente poco da fare. Come molti addetti ai lavori hanno sottolineato, i Nets possono essere fermati solo o dagli infortuni oppure da problemi di spogliatoio, che in questo caso non vi sono perchè le stelle sono concentrate nell’obiettivo comune e non ci sono dei personalismi che magari erano emersi in altri quintetti stellari del passato ( per esempio i Lakers del 2004 con Kobe, Shaq, Payton e Malone). I cento punti che abbiamo visto segnare solo dalle tre stelle sono solo un assaggio di quello che poi saranno i Brooklyn Nets, e con il passare del tempo sono sempre più convinto che se passeranno questa serie allora nessuno potrà arginarli anche da un punto di vista psicologico.

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Ancora siamo a gara uno ed è meglio evitare i pronostici alla Paul Pierce, ma molti spunti come si è visto sono già stati dati e ancora si avrà da parlare di questa serie nei prossimi episodi della rubrica. Va sottolineato che anche per la prossima stagione questa serie sarà rilevante, da un lato perchè se questo tipo di superteam vincerà serie e anello allora il processo di aggregazione delle stelle sarà ancora più frequente e rapido di come abbiamo visto con gli Warriors e stiamo vedendo con i Nets, dall’altro lato sia se i Bucks perdono sia se i Bucks vincono questa serie bisogna cominciare a porsi delle domande su quella che è la continuità del progetto, che si è solidissimo soprattutto quest’anno, ma se ogni anno c’è il superteam di turno a vincere la conference allora sarà difficile alimentare le aspirazioni di titolo.