La serie delle serie #4: E’ questa la migliore prestazione dei Clippers da quando ci sono Leonard e George?

Il primo turno di playoff si è concluso nella serata di ieri e onestamente non potevamo chiedere di meglio di una gara 7 per chiudere in bellezza. E come ogni gara 7 che si rispetti l’andamento visto durante il corso della serie tra i Mavericks e i Clippers è stato completamente stravolto in favore di un conflitto secco, basato sulla fisicità e sulla difesa, deciso in questo caso non tanto dagli episodi o dalle giocate del singolo, ma dall’apporto di una squadra che finalmente per quello che si è visto si può definire tale. Si sono confermati sia alcuni punti di forza delle due squadre sia le principali lacune, oltre a qualche dettaglio che in ogni gara di playoff fa la differenza, in questo caso anche per gli anni futuri.

Per quanto riguarda i Mavericks non si può analizzare la squadra in maniera efficiente senza partire da Luka Doncic. Negli USA ancora si stupiscono dell’impatto a dir poco clamoroso di questo ragazzo che non ha ancora compiuto ventitré anni e che trascina da solo una serie a gara 7 contro la migliore difesa della lega a 35 punti di media, ma in realtà non si tratta di un exploit improvviso, anzi. Dobbiamo infatti ricordarci che è stato MVP dell’ Eurolega a diciotto anni vincendo le Final Four da protagonista, con un’esperienza che è rarissima per un giocatore appena maggiorenne. Il problema è duplice e si è palesato enormemente contro i Clippers: la prima faccia di questo problema è la squadra costruita attorno a lui, che non è minimamente attrezzata per competere e troppo inesperta in tema playoff. Porzingis quest’anno ha dimostrato di non poter essere una seconda stella di valore come ci si aspettava sia da un punto di vista fisico, a causa di stress fisici più che frequenti per un giocatore della sua statura, sia da un punto di vista della chimica con Doncic, che porta entrambi a non cercarsi mai e a dirigersi verso i punti per isolamento, con lo sloveno che è molto più costante del lettone in termini di apporto sul campo; Tim Hardaway Jr. probabilmente sta giocando la sua migliore stagione in carriera, ma non si può puntare al titolo avendolo come terza stella specie considerando che queste prestazioni vengono in coincidenza dello scadere del contratto per cui gioca. Di conseguenza bisogna vedere se il figlio d’arte saprà dimostrare anche al di fuori di questa stagione solidità da affiancare a Doncic; Richardson non ha sicuramente performato come ci si aspettava, e se si pensa che Seth Curry sta giocando benissimo alla corte del Doc qualche rimpianto potrebbe venire a Cuban; Finney-Smith, Melli e Kleber sono buoni giocatori ma sicuramente serve qualcosa di più per puntare in alto; Marjanovic, che ha avuto molti minuti in questa serie, difensivamente ha rappresentato un minus e non può reggere tanto prima di essere sostituito; Brunson è uno dei pochi che da freschezza alla second unit, ma gioca nello stesso ruolo di Doncic. Si prospetta dunque una calda offseason per Dallas, che dovrà cercare di accontentare un giocatore che potenzialmente se non soddisfatto potrebbe lasciare per andare in qualche big.

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E qui si arriva alla seconda faccia del problema enunciato prima. Da quando Kawhi si è messo a marcare uno contro uno Doncic difficilmente ha messo dentro i suoi soliti stepback su una gamba da lontanissimo, che già sono rischiosi di per sé e sono la principale fonte di attacco. E se dunque si vuole arrivare al titolo non si può continuare a lasciare che Luka prenda tutti i possessi anche quando in un futuro sarà MVP della lega. Il problema è lo stesso che si posero i Rockets quando ai tempi c’era Harden: bisogna fornire alla stella un play o comunque uno scorer di livello che porti palla in alternativa allo sloveno oppure un lungo che lo supplisca difensivamente e che concentri le attenzioni sottocanestro in modo tale da lasciare l’arco libero per le triple? Ai posteri l’ardua sentenza.

Lato Clippers si può dire che il titolo di questo episodio incarni bene il mio pensiero relativo alla prestazione di ieri. E’ vero anche che comunque da quando ci sono Kawhi Leonard e Paul George mai si è avuta una squadra così coesa, anzi sono state più le disfatte che i momenti importanti. La partita di ieri sia da un punto di vista tecnico e tattico sia per quanto riguarda l’aspetto psicologico può rappresentare una svolta importantissima, sia perchè Utah è la squadra più solida della lega ma non ha un genio come Doncic che gioca nel ruolo dove i Clippers sono carenti, sia perchè l’ultima volta che Kawhi ha vinto una serie finita a gara 7 si è letteralmente fatta la storia.

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Ma approfondiamo un pò di più. Da un punto di vista tattico la strategia di far giocare Batum ( storicamente un’ala piccola-ala grande) da centro con Morris da ala grande ha pagato contro i più alti ma poco rapidi e volitivi Marjanovic’ e Porzingis soprattutto dal punto di vista dello scoring, con le sette triple dall’angolo realizzate dall’ala ex Celtics e Knicks., ma anche difensivamente, poiché Doncic si è visto azzerare tutte le occasioni di mismatch che avevano fatto vincere i Mavericks con buona pace di Ibaka e Zubac. Un altro aspetto tattico che ha giocato un ruolo chiave è stata la difesa singola ma soprattutto corale della squadra losangelena: Kawhi Leonard è rimasto a partire dal terzo quarto sempre su Doncic e ha dimostrato che è ancora lui il migliore difensore della lega, Paul George con la sua wingspan è riuscito a rubare molti palloni e a contrastare molte offensive avversarie, Morris e Batum hanno dato fisicità sotto canestro mentre Rondo, Reggie Jackson e Terrence Mann hanno svolto la copertura complementare alla “terapia anti Doncic”. La forza di questo gruppo non è tanto l’organizzazione difensiva impostata dall’allenatore ( che è uno dei più sopravvalutati della lega, probabilmente bravo solo a non dare fastidio allo spogliatoio), ma una varietà di soluzioni potenzialmente infinita e sempre efficiente. Ai Clippers giocano anche Rondo e Beverley che sono due ottimi difensori perimetrali, Ibaka, Cousins e Zubac che non fanno passare nessuno al ferro, per cui vale quanto visto l’anno scorso, ovvero che a fermare i Clippers ci può essere solo l’autodistruzione.

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Giudicare ciò che è stato questa serie è difficile, anche perché gli interpreti rappresentano il fior fior della lega. E’ stato lo scontro tra due delle realtà con il gioco meno corale della lega, e alla fine l’ha spuntata chi aveva più assi nella manica. Sono convinto che con una star diversa da Doncic ( per esempio Donovan Mitchell o Devin Booker) questa serie sarebbe finita molto prima semplicemente perché di un giocatore come Luka , per il gioco così fuori dalla norma ma così efficace contro una squadra senza un vero e proprio creatore di gioco che migliora i compagni e innesca la coralità, ne esiste solo un altro ed è James Harden. Ma per l’appunto fino a ché Cuban non sarà capace di allestire una rosa adatta a Doncic si rischia, conoscendo i miei polli, di passare all’over reacting ma in maniera opposta, con frasi come “Doncic è l’MVP in regular season ma ai playoff perde sempre” ed etichettando lo sloveno come nuovo Barba.