La serie delle serie #7: Una gara 7 for the ages

Ineffabilità. Anche se non dichiarata è l’ineffabilità la caratteristica che si chiede a una gara 7 di playoff Nba, la capacità di avere riscontri emotivi ed episodi tali da non poter essere descritti da un appassionato sia che l’analisi sia fatta a caldo che a freddo. Questa gara 7 non ha solo rispettato queste caratteristiche, ma per competizione e per tensione si pone sullo stesso livello di Philadelphia-Toronto di due anni fa e di Golden State-Houston del 2018, e probabilmente si fosse giocata in occasione delle Nba Finals si potrebbe benissimo comparare alla gara 7 tra Warriors e Cavs del 2016. Il match, al di là delle conclusioni su cui mi soffermerò a breve, è stato un saliscendi di emozioni irripetibile e ha visto il destino di entrambe le squadre appese a un filo, oltre ad un momentum che è passato di testimone in testimone , di attimo in attimo. Il risultato di 115 a 111 da ragione a questi Bucks, ma la partita l’avrebbero potuta benissimo portare a casa i Nets, che hanno perso per le singole azioni compiute dalla squadra di Budenholzer ( i canestri di Holiday e Middleton nel finale come anche le stoppate dello stesso Jrue e di Brook Lopez) sia perché la squadra era capitanata da un uomo solo al comando, che dopo un infortunio potenzialmente debilitante in senso agonistico al tendine d’Achille ha rischiato di vincerla da sola la serie nonostante le stelle che prima lo circondavano e nonostante le aspettative e il destino della sua legacy che pendevano solo e soltanto su di lui. Dal redde rationem della serie e del match non ne è uscito vincitore, ma penso che abbia reso benissimo l’idea di quanto le critiche storiche a lui rivolte abbiano un senso. I suoi errori soprattutto ai tempi di Okc dal punto di vista della competizione playoff li ha fatti così come ha compiuto qualche errore da un punto di vista mediatico il che ha irrimediabilmente gettato un pò di ombre sul suo personaggio, ma stiamo parlando di un giocatore unico nel suo genere, probabilmente tra i primi cinque ( il dove metterlo lo lascio all’opinione personale) scorer della storia, un difensore e un leader sottovalutatissimo, purtroppo da un mio punto di vista vittima del sistema di aspettative su cui si basa l’intero apparato Nba. Se perdi ai playoff più volte sei un giocatore sopravvalutato che nel momento della verità e quando il pallone scotta ha il braccino ma allo stesso tempo se abbandoni per raggiungere una squadra più forte per giocarti le possibilità di vincere l’anello sei un giocatore che vuole vincere facile. E’ vero che quegli Warriors erano già di per sé ingiocabili, ma se si guarda alla carriera di Kd in quel momento, alle opzioni di quella free agency e a una questione di marketing qualsiasi altra scelta sarebbe stata deleteria per lui, per cui non vedo minimamente il perché delle critiche. KD ha provato più volte quest’anno di essere il migliore giocatore della lega con buona pace di Lebron James e nei prossimi due anni avrà sicuramente modo di rifarsi considerando che il calendario si supporrà essere meno fitto e considerando che Kyrie, Harden e DInwiddie ritorneranno a giocare come sanno fare dopo gli infortuni.

Nba playoff, infortunio Kyrie Irving Brooklyn Nets: come sta - La Gazzetta  dello Sport

Un commento però va fatto anche al resto della squadra che non sia Kevin Durant, visti alcuni risvolti che hanno deciso la serie. Da un lato alcuni giocatori, nel dettaglio Jeff Green e Blake Griffin, hanno dimostrato con la loro aggressività, le loro triple e la loro difesa che la difesa dei Nets è tutt’altro che nulla e che KD non è stato del tutto solo nei momenti più importanti. Dall’altra parte fa impressione l’impatto negativo di Joe Harris durante l’intera serie contro Milwaukee, che con le spaziature ampie di cui godeva grazie alla gravity di Durant e Irving non è riuscito a punire nel momento in cui c’era più bisogno, e come Middleton è stato l’ago della bilancia per i Bucks, Harris lo è per i Nets e se non segna lui il coltello non è più dalla parte del manico specie quando Kyrie si scaviglia e le difese si concentrano su di te insistentemente. il resto della squadra è stato poco nulla, e alla fine Nash ha fatto bene ha non rendere troppo ampia al rotazione nell’atto finale, tuttavia il problema di fondo delle ultime tre gare della serie è stato fondamentalmente James Harden. L’infortunio lo ha limitato in una misura che veramente in pochissimi avevano previsto e lo ha portato ad essere nullo in campo, nonostante Jrue Holiday abbia insistito parecchio nel difenderlo uomo a uomo. Il problema non si pone tanto ora visti i due anni di contratto ma per il futuro, perché vista la progettazione di questa stagione e la lunghezza di questi Nets sarebbe più che saggio optare per un saggio load management.

Lato Bucks invece le sorprese continuano. Tanti avevano detto che i Bucks sarebbero usciti in sette partite con gli Heat oppure che sarebbero stati spazzati via dai Nets ( tra cui il sottoscritto), e onestamente questo tipo di congetture, nonostante questa vittoria ottenuta letteralmente nelle ultimissime azioni di gioco e nonostante gli Heat siano stati sweepati, continuano irrimediabilmente a reggere. Giannis ha fatto una prestazione sontuosa con i suoi quaranta punti e tredici rimbalzi, ma continua a soffrire tanto la pressione psicologica nei singoli momenti , su tutti ai tiri liberi, e sbaglia spesso con la palla in mano anche se questo è più un errore di Budenholzer che suo. Ha sicuramente migliorato il tiro dalla media e dalla lunga distanza, ma ancora va fatta molta pratica sulla meccanica di tiro che se mantenuta come è al momento vedrà le percentuali di Giannis di anno in anno oscillare. Ha un’occasione ghiottissima per vincere il Larry O’Brien Trophy anche perchè ad Ovest le due squadre rimanenti sono abbastanza decimate e nella finale di Conference chiunque sarà lo sfidante verrà battuto abbastanza facilmente, soprattutto se si tratta dei Philadelphia 76ers, ma deve ancora fare quello step in avanti da un punto di vista dell’aggressività e del carattere per essere universalmente riconosciuto come uno il migliore in Nba.

Video Nba highlights, Brooklyn-Milwaukee Gara-7 111-115: gli highlights-  Video Gazzetta.it

Ma fortunatamente il destino di Giannis e il progetto su cui si è continuato a portare a partire dal rinnovo oneroso di Jrue Holiday sembra essere in buone mani. Il playmaker ex Pelicans ha giocato una gara 7 ottima difensivamente e sotto la sufficienza offensivamente, ma è stato decisivo nel momento cruciale della gara con la stoppata su Bruce Brown e i canestri nel quarto quarto e all’overtime, oltre che al suo playmaking che ha dato una ottima alternativa ad Antetokoumpo, confermandosi come uno dei giocatori più sottovalutati ma più solidi che ci sono in circolazione. Middleton è stato però colui che ha deciso la serie. Quando ha giocato male e ha tirato male la squadra ha perso ( in gara 1, 2 e gara 5 ) mentre quando ha tirato bene e si è preso le redini offensive della squadra i Bucks hanno vinto ( in gara 3, 4 , 6 e appunto in gara 7 ), con canestri uno più spettacolare dell’altro e con un confronto diretto con Durant che ha perso ma con onore. Brook Lopez è stato il fattore a rimbalzo e in difesa al ferro nelle vittorie dei Bucks dimostrandosi fondamentale al netto di tutto quello che ho detto grazie alle sue stoppate e al suo ottimo apporto in gara 7, mentre Pj Tucker è stato senza dubbio il migliore in difesa per quanto riguarda l’intera serie, perchè difendere Kevin Durant che è almeno dieci se non quindici centimetri più alto di te e limitarlo fino allo stremo non è mai una cosa da poco, e ha dimostrato che anche a trentasei anni ha ancora qualche cartuccia da utilizzare prima di ritrarsi e concludere un’ottima e inaspettata carriera. E infine c’è coach Budenholzer, che dovrebbe essere licenziato in tronco dopo le uscite negli anni passati e invece è ancora lì a vincere contro un superteam decimato ma comunque un superteam. Anche lui come Durant è stato vittima dell’overeacting dell’Nba, osannato anche troppo dopo le sessanta vittorie con gli Hawks e criticato troppo dopo le uscite con Toronto e Miami. Come per Giannis, anche lui deve fare quello step in questo caso tattico per arrivare ad affermarsi come uno degli allenatori migliori della lega.