“The sky was the limit”

La giornata di oggi , è inevitabile dirlo, ha un appuntamento inevitabile con la storia sportiva della nostra nazione, sia per quanto riguarda il tennis che si erge ai palati più fini in una sfida che vede opposti Matteo Berrettini e Novak Djokovic’, ma anche e soprattutto per la nazionale di calcio che si contenderà l’Europeo contro una più che ostica Inghilterra, una squadra mix di tutte le difficoltà che abbiamo affrontato nella fase ad eliminazione diretta e che venderà cara la pelle. Si tratta per la selezione di Mancini di quello che si può definire l’esame finale, forse non quello più difficile per quanto riguarda il livello degli avversari, ma l’esame che mette alla prova la psicologia del gruppo stabilendo in maniera netta ed inequivocabile se questa Nazionale è effettivamente pronta per stare sul tetto del mondo e contendersela con le grandi di Europa in vista di quella che sarà la prossima competizione ovvero Qatar 2022.

Ciò che abbiamo visto di questa Nazionale non tanto a livello emotivo ma da un punto di vista della prestazione non deve assolutamente passare inosservato, perché per quanto ancora questa competizione non sia finita si può benissimo dire che questo progetto è il capolavoro di Roberto Mancini. Sono infatti passati solo tre anni dalla dolorosa esclusione dai Mondiali a seguito del doppio match con la Svezia, e adesso siamo qui, in finale, con un volto completamente diverso non solo dalla incompetente gestione Ventura ma dall’identità storica della nostra nazionale. E’ da venti anni e più che parecchi analisti e commentatori hanno criticato il modello italiano, accusato di essere basato eccessivamente sul gioco speculativo, sulla difesa a catenaccio e sul motto di trapattoniana memoria “Prima di tutto non prenderle!”, e Mancini è riuscito nell’ardua impresa di mettere in discussione un approccio secolare senza però smentirlo del tutto, integrandolo con il nuovo modello di gestione prolungata della palla simile al modello spagnolo e creando ” la macchina da guerra” che in questo momento siamo sulle ali dell’entusiasmo.

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Come si è infatti potuto notare, l’Italia ha basato tutte le sue vittorie esclusivamente sulla coesistenza tra modello vecchio e modello nuovo. Nella gara contro l’Austria abbiamo rischiato di perdere pur portando palla per quasi tutta la partita a causa della fisicità dei difensori e dei centrocampisti avversari, tuttavia la capacità di Roberto Mancini di esaltare i tanti estri della squadra soprattutto Insigne e Chiesa abbinata al blocco juventino, alla spinta di Spinazzola e di Emerson e a un Donnarumma che si può definire tra i tre migliori portieri dell’Europeo assieme a Schmeichel e Sommer, ha fatto la differenza e ha fatto scattare la scintilla al gruppo. Scintilla che si è espressa al massimo nella partita contro il Belgio, con i gol di Barella e di Insigne che sono un balsamo per gli occhi, per qualità e per tempistica, e che ha portato il risultato a essere scritto nonostante il discusso fallo su Doku che alla fine del primo tempo ha compromesso la prestazione perfetta della squadra, Con la Spagna invece abbiamo rischiato un suicidio tecnico, visto che la squadra e l’allenatore hanno voluto inizialmente applicare un concetto offensivo a imitazione proprio della Spagna, patria del Tiki Taka, e infatti abbiamo subito il possesso e l’aggressività della nazionale di Luis Enrique. La partita però è stata vinta perché abbiamo un’identità difensiva senza eguali nella storia delle competizioni internazionali e quindi per quanto si tratta di una nazionale giovane il comando , il concetto di base è sempre lo stesso.

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Ma ovviamente non è tutto, perché sappiamo bene che l’Italia non sarebbe passata senza una buona dose di fortuna, che come gli infortuni ( che abbiamo purtroppo visto e rivisto in Nba) fanno parte del gioco. E’ difficile prevedere cosa sarebbe successo se Lukaku fosse riuscito a colpire il pallone in quelle due nette palle gol come è anche difficile prevedere cosa sarebbe successo se Oyarzabal e Busquets avessero concretizzato le loro occasioni, tuttavia è facile prevedere che come ogni finale, questo match tra Inghilterra e Italia si baserà sui nervi ma soprattutto sugli episodi espliciti o impliciti che siano, e non mi stupirei se entrambe le squadre si ritrovassero a contestare o a sbagliare nette occasioni per portare alla vittoria i rispettivi Paesi. Inoltre, come si vede nelle serie playoff della Nba, si tratterà di un match inarbitrabile, visti i precedenti anche in questo Europeo e visti alcuni giocatori come Chiesa, Insigne, Sterling che sanno cercare il contatto e lo sanno mostrare molto bene agli arbitri, in modo tale da concedere i penalty o i calci di punizione.

Di fronte alla qualità per certi versi anche inaspettata di questa nazionale sarebbe clamoroso sia vincere che perdere. Per quanto riguarda la mia opinione io penso che le possibilità di vittoria non tendono da nessuna parte perché ogni finale è una storia a sé e tutto si riscrive Europeo compreso, inoltre l’Inghilterra è una squadra che per questa rassegna si incarna molto nei principi di gioco italiani soprattutto per quanto riguarda la difesa fisica e il gioco speculativo. La frase che ho deciso di mettere per questo “speciale” sulla nazionale può avere il sapore di una gufata, ma bisogna mettere in chiaro che la partita dell’Italia deve essere priva di timore reverenziale verso una squadra che ha fatto un exploit simile al nostro. Con questo gruppo, con questa chimica, con questo gioco, con questa difesa è assolutamente lecito sognare e sappiamo tutti bene che effettivamente le possibilità di questa nazionale possono effettivamente essere concrete.