La serie delle serie #10: Budenholzer, Giannis, Chris Paul e una serie ancora tutta da decidere

A giudicare da quello che si è visto fino ad ora sia per spunti che per quanto riguarda prestazioni individuali e di squadra, la serie di Nba FInals tra Milwaukee Bucks e Phoenix Suns si sta rivelando più contesa ma anche più elettrizzante di quanto ci si poteva aspettare. Due sistemi di gioco totalmente differenti, superstar o comunque giocatori chiave con punti di forza abbastanza marcati, e sullo sfondo due allenatori che si caratterizzano per dare differenti linee guida. La gara 4 giocatasi nella mattina di ieri non solo ha portato i Bucks a contendersela alla pari con la squadra di Monty Williams, ma si è rivelata fondamentale da un punto di vista psicologico e tattico, rivelando prospettive che con la serie sul 2 a 0 per i Phoenix Suns avremmo scoperto con più difficoltà.

Ma andiamo con calma ed esaminiamo aspetto per aspetto la serie finale, iniziando da coloro che hanno l’inerzia o, come si dice in America, il “momentum” dalla loro parte ovvero i Milwaukee Bucks. Interessante dopo gara 2 è stata la critica di KendricK Perkins, che come molti “analisti” americani ha cavalcato l’onda dei Phoenix Suns definendo i Bucks la squadra più stupida di sempre. Ora, al netto del fatto che l’affermazione è palesemente iperbolica, questo commento rappresenta il culmine di una serie di critiche che vengono poste da parecchio tempo al coach dei Bucks, Mike Budenholzer. Spesso e volentieri infatti l’ex allenatore degli Atlanta Hawks ha dimostrato di essere un coach che si caratterizza nel fare pochissimi aggiustamenti nel corso della serie, aggiustamenti che sono necessari il più delle volte e la cui mancanza ha portato le sue squadre a perdere in maniera cocente contro roster semplicemente meglio amministrati, oltre che più forti. Da un mio punto di vista questa serie finale, così come le serie precedenti, spiega molto bene il perché Budenholzer non applichi cambiamenti magistrali al modo di far giocare la squadra. Infatti in ogni serie che i Milwaukee Bucks hanno dovuto affrontare alcuni aspetti che sono stati spesso criticati alla fine hanno avuto la meglio sugli avversari. Prendiamo per esempio la serie contro i Brooklyn Nets, osservando le singole statistiche e gli effetti che queste statistiche hanno avuto nella serie. Se i Nets, nonostante un Kevin Durant che si è posto al vertice assoluto della lega con prestazioni maiuscole, hanno avuto la peggio contro i Milwaukee Bucks non è colpa solo degli infortuni capitati a Irving e Harden, ma anche per il numero esiguo di rimbalzi difensivi e offensivi dovuto alla mancanza di un centro atletico o comunque di una frontcourt solida, di cui invece dispongono i Milwaukee Bucks tramite Giannis e Brook Lopez. Una frontcourt che però è stata spesso criticata per la facilità con cui attaccanti come Durant, Devin Booker o Chris Paul vanno a canestro, sfruttando la poca mobilità soprattutto dei centri nel marcare gli esterni veloci. Il merito dunque di Budenholzer è stato quello di prendersi il coraggio di fare scelte rischiose e riscuoterne i frutti una volta sfruttate le occasioni favorevoli, come ad esempio il fattore campo, che ha dato quella spinta in più tale da piegare gli avversari.

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Il copione si è ripetuto anche in questa serie finale, e qui giungiamo alla critica per antonomasia che si fa a Budenholzer, incapace secondo molti di trovare schemi supplementari al Five Out basato sulla conduzione di palla di Giannis. Ancora una volta però ciò che nel bene e nel male ha permesso al coach scuola San Antonio Spurs di poter vincere le due gare in casa è stata la conduzione di palla di Giannis, che ha attaccato al ferro con una cattiveria e con uno sforzo fisico che dire Jordanesco è poco specie dopo l’iperestensione al ginocchio. Giannis così come gli altri interpreti primari dei Bucks, ovvero Middleton e Holiday, ha saputo superare i propri limiti soprattutto psicologici riuscendo a sfornare prestazioni clamorose sia difensivamente che offensivamente, con la stoppata su Deandre Ayton che rappresenta un capolavoro che si vede raramente. Il merito in questo caso di Budenholzer è stato quello di andare a responsabilizzare i singoli giocatori sia per quanto riguarda Giannis, provando a lavorare un buon tiro dalla media e da tre abbinato a una migliore creatività nel gioco in post oltre che nel playmaking, sia per quanto riguarda i restanti quattro in campo, soprattutto Middleton e Holiday che hanno libera iniziativa di costruire per loro e per gli altri e dunque fornendo quella varietà di soluzioni tanto conclamata dai critici di coach Bud. Va detto anche che se i Bucks adesso si trovano sul 2 a 2 nella serie è merito soprattutto degli accorgimenti difensivi che sono stati applicati sulle bocche di fuoco dei Phoenix Suns: nella seconda parte di serie infatti se non si è visto il Chris Paul che tutti conosciamo è perché coach Bud lo ha limitato molto alternando due difensori di ottima caratura come Pj Tucker e Jrue Holiday, facendo in modo che a vincere la gara fosse il resto della squadra ed in particolare Devin Booker, che per quanto fenomenale è ancora molto giovane e alterna prestazioni importanti a prestazioni con basse percentuali, e Deandre Ayton, che nonostante il settanta per cento stagionale dal campo per ben due volte ha concluso con percentuali pessime dal campo subendo il confronto al ferrro con Giannis e Brook Lopez.

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La sensazione è che questa serie possa finire molto probabilmente a gara sette se si considera l’apporto che il fattore campo riesce a dare soprattutto per quanto riguarda i Milwaukee Bucks. Sappiamo bene che le gare sono ancora tre e che effettivamente può succedere di tutto, ma in effetti è proprio questo il bello di queste finali Nba e non dobbiamo fare altro che godercele fino all’ultimo.