Gallinari, la Reyer Mentality e il quarto quarto di Melli: prima vittoria per i ragazzi di Meo Sacchetti (Processo al Mondiale #1)

Mettiamo un pò di cose in chiaro. Siamo una nazionale che in questo momento storico vanta una quantità di talento misero, specie a confronto con le corazzate che dominano da qualche edizione. Siamo una nazionale che tende a fare punto in più degli altri e che in difesa subisce e soffre i giocatori atleticamente mostruosi. Siamo una nazionale criticata in tutto e per tutto, che vince solo per gli infortuni e per le assenze illustri oltre che allenata da un allenatore che è stato esonerato dalla sua squadra di club. Siamo una nazionale che non è minimamente paragonabile ( in apparenza ) a quella guidata dalla generazione d’oro ( Gallinari, Belinelli, Bargnani, Datome, Hackett) e che non farà rumore negli alti piani FIBA. In spiccioli siamo una squadra da aspettative zero, che però in linea con la storia della Nazionale di pallacanestro sorprende, si qualifica dopo diciassette anni di tanto fumo e poco arrosto ai Giochi Olimpici di Tokyo e nel silenzio più totale ci regala delle emozioni più che esaltanti. Questo è il primo capitolo di una miniserie che si propone di analizzare nel suo piccolo le prestazioni della nazionale rappresentante il tricolore italiano, rimarcando aspetti che hanno inciso nei singoli match in maggiore o minore misura. L’Italia ha debuttato nella rassegna nipponica alle 6:40 del mattino ( al nostro fuso orario ovviamente) contro la nazionale tedesca priva di Dennis Schroeder, vincendo in rimonta per 92 a 82 partendo da uno svantaggio di ben dieci punti.

E’ stata una partita elettrizzante e giocata quasi fino alla fine punto a punto, con le due nazionali che sono partiti con assetti definiti per poi cambiarli gradualmente in modo da sfruttare i vantaggi fisici e tecnici. Il primo quarto di questa gara è stato molto simile a quello visto nel primo match del Preolimpico contro il Porto Rico: la partenza infatti è stata più che positiva in particolare per Simone Fontecchio e Nico Mannion ma tutto ciò non si è rivelato affatto sufficiente. La Germania nel primo quarto ha usufruito egregiamente della poca aggressività a livello di difesa perimetrale da parte degli uomini di Meo Sacchetti, trovando il canestro da tre in ripetute occasioni e con un’efficienza spaventosa. In attacco i punti chiave che ci hanno portato a Tokyo hanno faticato ad entrare in partita, soprattutto Polonara che indubbiamente è stato il peggiore della gara offensivamente parlando e anche lo stesso Mannion che sembra aver sofferto la pressione della competizione. In difesa oltre alla preoccupante passività si è aggiunta l’incapacità di difendere su Bonga e Mo Wagner sotto canestro e il punteggio si è fermato nel primo quarto con un brutto 32-22 a favore della Germania.

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Il secondo quarto invece è stato dominato dalle figure cestistiche di Danilo Gallinari e di Maodo Lo. Del primo sappiamo bene la storia che c’è dietro alla sua presenza in questa rassegna olimpica e tutti noi appassionati abbiamo notato la staticità del gioco azzurro nel momento in cui aveva palla Gallinari in post alto. Danilo è un giocatore che si presta soprattutto nella sua versione Nba ad essere un giocatore corale, tuttavia è arrivato adesso, deve entrare negli schemi della squadra e deve ricoprire il ruolo di stella della squadra stessa, colui che deve togliere le castagne dal fuoco nel momento più teso o più difficile della partita. Momento difficile che si è presentato all’inizio del secondo quarto e che il numero otto degli Atlanta Hawks ha dominato da campione qual è. I canestri che ha realizzato sono frutto di tecnica, classe, esperienza e anche malizia nel saper sfruttare la situazione di vantaggio, il che ha favorito pesantemente l’ingresso dell’Italia nella partita. Il problema della Nazionale era il fatto che Gallinari prendeva sempre il pallone a ogni possesso con la conseguenza che a seconda del suo ritmo e delle sue percentuali le fortune dell’Italia cambiavano immediatamente. In questo caso l’imbarazzo della scelta da un punto di vista offensivo permette a Gallinari di dare minuti di qualità piuttosto che di quantità, tornando a fare quello che fa in Nba, ovvero il sesto uomo di lusso, e dando quella sicurezza che non sempre il gruppo ti può dare specie se si tratta della prima chiamata olimpica; il secondo protagonista, Maodo Lo, ha approfittato della difesa indolente dell’Italia nel primo quarto per entrare in gara e sfornare giocate che normalmente non compie con la frequenza e con l’efficienza vista in questa gara. Il suo stepback è il motivo per cui nonostante il secondo quarto di Gallinari la Germania è riuscita a conservare parte del vantaggio, oltre che a ricrearlo grazie alla sua tripla nel finale. Bisogna fare attenzione a questo tipo di giocatori decisivi in Area FIBA perché se in ritmo possono causare gravi danni all’Italia, e se adesso abbiamo incontrato un giocatore giovane come Lo durante la prossima partita incontreremo un giocatore esperto e competente come Patty Mills, che ha messo a ferro e fuoco la difesa nigeriana.

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Il terzo quarto ha visto una partenza nuovamente negativa da parte degli uomini di Sacchetti che hanno visto ancora una volta gli avversari segnare grazie al solo Maodo Lo. qualche aggiustamento in difesa e la partita comincia a pendere dalla parte dell’Italia: Pajola messo su Lo e marcatura a uomo aggressiva su ogni singolo possesso. La Germania ha basato il suo punteggio dalle triple aperte che in questo momento del match non si ripresentano più, iniziando a vacillare e a favorire la rimonta degli Azzurri. La prestazione di Gallinari ha risvegliato l’orgoglio italiano che ha visto in Tonut e Fontecchio i rappresentanti più agguerriti. Fontecchio gode di un’esperienza con alcuni giocatori della nazionale tedesca che gli permettono di avere una buona conoscenza del match e di sfornare un’ottima prestazione condita da un 5/5 dalla linea dei tre punti; Tonut invece ha sfruttato quella che è la Reyer Mentality, ovvero la capacità di risolvere le partite e di vincerle a partire da uno svantaggio cospiscuo ( solitamente di 20 punti ) ereditato dal secondo quarto, caratteristica della Reyer Venezia allenata da De Raffaele e capitanata proprio dal figlio d’arte MVP del campionato italiano. Avere un giocatore come lui aiuta i giovani a essere meno leziosi anche quando la partita sembra finita già da un pezzo e irrobustisce l’Italia in generale per quanto riguarda la chimica e la capacità di non mollare l’osso.

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Il quarto quarto infine è stata l’apoteosi dell’Italia e nello specifico di Nick Melli, un giocatore potenzialmente clamoroso ma che ha perso di fiducia a partire dalle poche occasioni offertegli dalla Nba, prima dai Pelicans e poi dai Mavericks. L’aspetto prevalente nonostante i numerosi punti in contropiede sfornati nell’ultimo periodo è la difesa, che ha permesso all’Italia di pareggiare ma soprattutto di avere più leggerezza da un punto di vista psicologico, leggerezza che a mano a mano si è aggiunta all’euforia dei canestri che azione su azione venivano segnati dall’Italia. Questa prestazione gli ridà fiducia e gli permette di pensare alle prossime partite con la consapevolezza di poter tornare a giocare nel suo ruolo ( considerando che Gallinari potrebbe giocare da 5 ) e ancor più di poter tornare a giocare con meno responsabilità e con la prova che effettivamente può essere un fattore per questa Italia.

L’aspetto positivo di questa Italia, che la accomuna anche alla squadra di calcio vincente degli ultimi Europei, è che ognuno ha la possibilità di esplodere e di fare la partita da un momento all’altro, evitando di dare punti di riferimento agli avversari: lo abbiamo visto per esempio con Mannion , Fontecchio e Polonara al Preolimpico e in questa partita con Tonut, Gallinari e Melli. La vittoria in sé è già un’ottimo risultato e ci porta a preparare la partita con l’Australia con maggiore scioltezza, per quanto in questo momento dobbiamo affrontare due squadre molto forti sulla carta.