Il Lebron System spiegato…dal CRISPR. Il futuro della Nba?

Nel mondo di oggi uno degli obiettivi principali che si pone lo scibile umano è il raggiungimento del benessere, mentale, spirituale ma soprattutto fisico. Gli ostacoli che si pongono nel mezzo di questo cammino però sono tanti: molte malattie sono ancora oggetto di studio, alcune sono semplicemente impossibili da curare, altre si evolvono con l’andare del tempo riservando periodicamente cattive sorprese ai nostri organismi. Fino a pochi anni fa la medicina e il personale che la compone aveva sempre incontrato difficoltà enormi nel riuscire per esempio a fermare virus come l’HIV come anche a prevenire lo sviluppo di determinate anomalie genetiche.

Tuttavia, un barlume di speranza è sorto nel 2012 e prende il nome di “Brevi ripetizioni palindrome raggruppate e separate a intervalli regolari”, che grazie a un acronimo inglese prendono il nome di CRISPR. L’idea nasce da quello che si può definire come uno dei conflitti più antichi nella storia terrestre: Virus contro Batteri. Di Virus sappiamo che ce ne sono tanti e un cospicuo gruppo costituisce la categoria dei batteriofagi: essi generalmente si stanziano sulla superficie del batterio, inseriscono il loro codice genetico all’interno del corpo che permette, per colpa delle deboli difese del batterio, di creare nuovi esemplari del virus stesso, e infine di causare l’autodistruzione dell’individuo. Questo fenomeno avviene nella maggior parte dei casi e una volta che un batterio si autodistrugge il processo tende a ripetersi. L’aspetto più interessante di questa “guerra” è che ci può essere un diverso epilogo, che scaturisce dal codice genetico. Alcune proteine del batterio tagliano parte del Dna virale immesso e subito dopo effettuano due operazioni: tagliano il Dna dell’organismo batterico e duplicano una delle tante sequenze ripetute presenti nella spirale a doppia elica ( il CRISPR per l’appunto), consentendo l’inserimento del Dna Virale tagliato.

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Questa operazione di “collage” in sé ha una portata non rivoluzionaria, di più. Considerando che grazie anche ad un solo cambio di lettera ( i famosi T-G-C-A per dirla breve) si possono sviluppare malattie genetiche rare o tumori mortali, con questa acquisizione il batterio acquista delle capacità che gli permettono di sopravvivere ma soprattutto di evolversi, attraverso la scissione binaria, trasmettendo il Dna modificato anche alle cellule figlie. Gli “spacer”, ovvero i frammenti di Dna Virale aggiunti, non solo fungono da informazioni di memoria nei confronti di quel batteriofago, ma permettono all’organismo di sviluppare capacità nuove, come la resistenza agli antibiotici o la capacità di creare tossine (un esempio su tutti può essere benissimo il tetano). In un eventuale seconda invasione da parte di un individuo uguale al fago visto prima, il batterio attiva un complesso costituito da una proteina ( il CAS9) e una copia complementare di Rna che si unisce alla sequenza complementare del Dna virale e ne permette lo smaltimento. L’applicazione del CRISPR può essere utilizzata anche e soprattutto ad opera dell’uomo, che in questo modo, attivando il complesso, riesce a inserire sequenze di Dna create artificialmente. In questo modo si possono estinguere malattie genetiche sul nascere, evitare di conseguenza lo sviluppo di tumori mortali e favorire il benessere fisico con un’impatto molto più consistente.

In verità però, si può arrivare ben oltre alla cura di malattie. Immaginate che tra le sequenze palindromiche di un bambino in feto vengano inserite sequenze apposite create in laboratorio: si potrebbero dunque ottenere bambini plasmati sulla volontà di chi è disposto a spendere per ottenerne determinate caratteristiche. Potenzialmente, l’arma che abbiamo in mano è incredibile, e “da grandi poteri derivano grandi responsabilità”, per cui si potrebbe benissimo arrivare alla fine di tante cause di morte come anche a dei possibili effetti collaterali e indesiderati. Ovviamente vi sono delle critiche da un punto di vista etico, che opporranno vasti gruppi di persone al progresso scientifico, ma questo è una spetto che si vedrà e si limerà nel futuro.

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Ma cosa c’entra tutto questo con la Nba e con il Lebron system, ovvero con l’assetto relativo al roster con cui le franchigie del Re si presentano ad inizio stagione per puntare al titolo? La risposta sta nell’attualità e anche nell’immaginazione che può collegare questi due aspetti molto distanti: come non ho fatto a meno di notare nell’articolo precedente, la notte del Draft è stata contraddistinta dalla trade di Westbrook, la cui acquisizione da parte dei Los Angeles Lakers ha suscitato molte critiche relativamente ai fit sul campo. Come se non bastasse, le critiche sono aumentate esponenzialmente con lo smantellamento del roster dell’anno precedente e l’aggiunta di nuovi giocatori, prevalentemente veterani assieme a qualche giocatore giovane ( vedi Nunn e Monk). Ed effettivamente queste citiche non sono infondate, d’altronde che senso avrebbe progettare una franchigia vincente se ogni volta c’è il Lebron o il Durant di turno che si sposta in una franchigia con assets e tanto spazio salariale in modo tale da accoppiare superstar su superstar. Se ci pensiamo Lebron James potrebbe essere benissimo paragonato al batterio visto prima, che in questo caso aggiunge giocatori attorno a sé attraverso la free agency in modo tale da porre fine a quelle che sono state le problematiche ( nel caso della medicina le malattie o la sopravvivenza dell’individuo) che hanno portato all’uscita prematura della franchigia gialloviola. I rischi, come nel caso dell’aggiunta del CRISPR, sono davvero tanti e potenzialmente potrebbero non valere la candela, ma nel momento in cui l’opportunità di poter aggiungere stelle su stelle dovesse dare i frutti sperati, allora l’equilibrio e il futuro della Nba potrebbe cambiare completamente. Molte franchigie che si possono permettere il cambiamento di progettualità ( si escludono per esempio squadre che non attirano free agent grossi come San Antonio, Indiana o Minnesota) adotteranno il metodo del Lebron System, e nonostante le critiche arriveremo a una nuova concezione della National Basketball Association, che avrà benefici dal punto di vista dello spettacolo, usufruendo delle accoppiate di star, e che potrebbe potenzialmente avere un livello molto superiore di competizione rispetto ad adesso, essendo che la quantità di talento sta progressivamente aumentando.

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