La nuova era del Process e di Joel Embiid spiegata…dal glaucoma

Quando pensiamo a una qualunque delle patologie che ci affliggono durante il corso dell’esistenza, difficilmente ci appare in mente il nome “glaucoma”, un pò perché é un disturbo che si scopre troppo tardi e quindi molto difficilmente è possibile curarlo in maniera efficace, un pò perché spesso lo si minimizza in quello che è il suo sintomo più rilevante ovvero la cecità parziale o completa dell’occhio. Questa seconda affermazione non deve passare inosservata, anche perché non è così scontato che si sappia definire questo problema, soprattutto se non ne hai a che fare. Il glaucoma è una patologia che vede il deterioramento del nervo ottico, con un conseguenziale restringimento del campo visivo, dovuta a una pressione all’interno dell’occhio superiore al normale. Le cause scatenanti possono essere tra le più svariate: in genere si può sapere di essere più o meno predisposti a questa malattia attraverso la famigliarità, ovvero la presenza di casi anche tra i propri parenti stretti e non, espressione a sua volta di quella che è una mappatura genetica comportante qualche malformazione a livello oculare; tuttavia il glaucoma si può manifestare in seguito a disturbi o a patologie pregresse, per esempio il diabete ( a cui si associa il disturbo della cataratta) , il fumo ( in quanto parte della pressione intraoculare sopra la media si associa ai vasi che irrorano l’occhio), o le cardiopatie nel significato più generale del termine.

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Ma se causa tutti questi problemi che confluiscono nella cecità, perché non si riesce a intervenire nella maggior parte dei casi col giusto tempismo per risolvere il problema? Generalmente per due motivi. Il primo consiste nell’assenza di sintomi nelle prime fasi della malattia, il che non ci smuove minimamente dal compiere un’azione preventiva, ecco perché solitamente il glaucoma viene definito ” silenzioso ladro della vista”. Quando si iniziano a determinare le prime difficoltà visive vuol dire che il deterioramento delle fibre del nervo ottico è in uno stato piuttosto avanzato. Il secondo motivo invece consiste nella riluttanza da parte del paziente affetto da glaucoma a effettuare operazioni risolventi come la terapia laser a una determinata età, che in genere corrisponde alla fascia che va dai quaranta ai cinquantacinque anni, che si attribuisce spesso a pigrizia ma anche a paura di rovinare definitivamente il delicato organo visivo. La conseguenza è che la gente preferisce prendere farmaci che abbassano la pressione ( come i betabloccanti) senza però sconfiggere definitivamente la malattia, perdendo l’occhio in tarda età.

Operare per guarire dalla patologia con il giusto tempismo rappresenta la chiave contro il glaucoma, tuttavia a meno di origini genetiche si può prevenire con efficacia il danno, grazie all’alimentazione e all’uso dei farmaci quotidiano. Ovviamente bisogna precisare che a seconda della conformazione del nostro organismo ( e in particolare del suo secondo cervello, il microbiota intestinale) ci sono prevenzioni e prevenzioni. Per esempio il rischio è molto più alto per alcune delle persone ( in questo caso detti responders) che utilizzano come antiinfiammatorio il cortisone e lo utilizzano in massicce quantità, comportando l’innalzamento della pressione intraoculare. Al contrario, il rischio di avere il glaucoma diminuisce drasticamente quando si assumono sostanze come i nitrati, che aiutano a rilassare la muscolatura sanguigna, generalmente contratta nei casi di pressione alta, e presenti soprattutto nella verdura a foglia verde, come broccoli, spinaci e cavoli. E’ inoltre importante nel breve termine assume alcuni acidi grassi come l’omega-3, che contribuiscono in generale a creare benessere all’interno dell’organismo.

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Ma tutta questa infarinatura su uno dei più delicati strumenti umani cosa può avere a che fare con il Process dei Philadelphia 76ers e in particolare con il loro giocatore franchigia ovvero Joel Embiid? Beh, innanzitutto sappiamo bene che Joel Embiid come l’occhio, è un giocatore capace di potenzialità assurde avvantaggiate dalla riduzione della concentrazione di giocatori al ferro dovuta all’avvento del tiro da tre. Tuttavia, come l’occhio, Embiid è un giocatore molto delicato e il rischio che si infortuni è molto alto, come si è visto all’inizio della carriera e lo si è visto anche nei cinque anni in cui ha giocato con una certa continuità, con la conseguenza che sulla sua capacità di reggere una franchigia sulle spalle e di portare una squadra all’anello vi sono molti dubbi. Ciò che però molti non notano ( come nel caso del glaucoma) è che nonostante un rendimento clamoroso nelle ultime stagioni, le prestazioni di Embiid sono influenzate negativamente dalle spaziature della sua squadra: se in squadra hai un giocatore come Simmons che non tira in nessun modo possibile e giocatori che sono inadatti a ricoprire il ruolo di seconde linee offensive in quanto incostanti come Tobias Harris è normale che le difese avversarie raddoppino o triplichino il centro camerunense, dimezzandone la già clamorosa efficacia. La pressione esercitata da due o tre giocatori su Embiid corrisponde a quella che nell’occhio è la pressione intraoculare, che nel caso del nostro organismo limita la visione, mentre nel basket Nba ci toglie la possibilità di vedere Embiid uno contro uno sotto canestro, il che togliendo Anthony Davis e Antetokoumpo rappresenterebbe quasi sempre un mismatch fonte di punti sicuri e di una maggiore costanza di risultati per la squadra allenata da coach Rivers. Il fulcro della questione di conseguenza è ancora una volta Ben Simmons, che con il suo modo di costruire gioco ha comportato fluidità in transizione e triple facili, ma che con la sua incapacità di tirare sta trascinando a una serie di insuccessi insostenibili il progetto nato da Sam Hinkie nel 2013. La svolta di questa situazione nasce dunque dalla richiesta di trade dello stesso Simmons, ai ferri corti con la dirigenza, l’allenatore ed Embiid stesso e che potrebbe fornire a Philly un allstar-caliber player oppure una superstar nella possibilità più remota come Damian Lillard. Staremo a vedere…

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