Cristiano Ronaldo di nuovo a Manchester? Le ragioni del fallimento con la Juve spiegato…dai New York Knicks di Carmelo Anthony

L’estate sta finendo, e la Serie A è appena iniziata, con la conseguenza che il calciomercato, uno dei momenti più importanti e auspicati per i tifosi, volge al termine. Tante sono le voci, tante sono le sparate a vuoto, tante sono le trattative, ma nessuna di queste ( ad eccezione della possibile dipartita di Mbappé) ha il clamore mediatico che possiedono le voci relative a uno dei calciatori più forti del globo, Cristiano Ronaldo. L’attaccante portoghese è stato al centro di un caso sportivo importante, essendo stato messo in panchina nel match contro l’Udinese, e nonostante le smentite nel prepartita di Pavel Nedved ( presumibilmente dichiarazioni di circostanza), pare che il giocatore abbia manifestato la volontà di lasciare la Vecchia Signora ai suoi compagni di squadra. Le supposizioni potrebbero essere tante quante il numero dei suoi gol, perché CR7 volge verso i trentasei anni e ha poche cartucce rimaste per dire la sua nelle competizioni importanti. Tuttavia è molto facile pensare che la decisione del portoghese scaturisca da un malcontento che dura da anni, e io, da buon appassionato sia di calcio che di palla a spicchi, ne ho approfittato per confrontare questo contesto a un’altra situazione a voi appassionati di basket familiare, e che riguarda nello specifico una delle franchigie più importanti della lega, i New York Knicks.

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Ma andiamo con ordine. Quest’anno i New York Knicks sono stati la sorpresa della stagione, arrivando ai playoff dopo anni di cattive scelte e orrendi risultati, e più precisamente dall’anno 2012-2013, quando a guidare la franchigia della Grande Mela c’era una superstar in uno degli ultimi anni del suo prime come Carmelo Anthony, affiancato da parecchi veterani come Jason Kidd, Stoudemire, Jr Smith, Chandler eccetera. Quella squadra ha avuto origine a partire dalla stagione 2010-2011, quando proprio Melo aveva manifestato la sua voglia di andarsene da Denver per giocare in un posto dove potesse effettivamente splendere sotto i riflettori. Considerando che Heat e Lakers erano degli squadroni già assemblati senza asset e senza cap space per potersi permettere l’ex Syracuse, la scelta è capitata sui Knicks, che anziché prenderlo nella successiva free agency, lo scambiano per gran parte del core che nella prima parte di stagione aveva fatto molto bene, tra cui i nostro Danilo Gallinari. I Knicks del tempo non avevano grandi aspirazioni ma comunque dopo tanti anni di oblio erano un gruppo solido, guidato da un Amar’e Stoudemire in formato Mvp. Togliere gran parte del gruppo a quei Knicks ha significato la perdita di molti equilibri, anche perché Melo è un giocatore che accentra molto il gioco e che fa dell’isolamento il suo punto di forza, togliendo al coach Mike D’Antoni molte alternative di cui prima disponeva. La squadra non a caso non è nulla di soddisfacente e viene eliminata al primo turno da dei molto più esperti Boston Celtics ( quelli dei BIG 3 per intendersi).

L’anno successivo si presenta l’occasione per poter migliorare e dalla free agency arriva uno dei rim protector più forti della lega, Tyson Chandler. I problemi però sono generalmente due: in primis il fatto che non ci sia un play puro a guidare la squadra, solitamente il centro del gioco di D’Antoni, con la conseguenza che c’è discordanza tra le idee dei giocatori e quelle dell’allenatore, che di conseguenza lascerà poco dopo; in secondo luogo gli infortuni portano al declino di diversi giocatori, tra cui Stoudemire, che da candidato MVP diventa a tutti gli effetti un comprimario. La squadra è allo sbaraglio e non a caso viene eliminata in cinque gare dai Miami Heat di Lebron, Wade e Bosh.

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Il terzo anno di questa squadra corrisponde alla stagione 2012-2013 prima citata, e con l’arrivo del quarantenne Jason Kidd e con l’ambientamento di giocatori come Jr Smith e Iman Shumpert la squadra sembra ingranare, arrivando seconda a est. Vi sono però tanti dubbi, specialmente sul coach Mike Woodson, totalmente inesperto e scelto probabilmente perchè in buon feeling con Melo. Inoltre, si sa, gli Heat e gli Spurs sono molto più forti e sullo sfondo stanno emergendo degli ambizioni Indiana Pacers, guidati dal neo proclamato Most Improved Player Paul George. I playoff li vedono superare finalmente il primo turno battendo quello che rimaneva dei Celtics per poi schiantarsi contro il muro difensivo di Indiana. Da qui in poi arriveranno sconfitte, infortuni, delusioni, che porteranno Melo, causa malcontento a lasciare New York nel 2017 per trasferirsi a Oklahoma City per giocare con Westbrook e proprio con Paul George. Un fallimento totale in poche parole sia per l’organizzazione che per il giocatore chiave.

Ma che c’entra tutto questo con ciò che Cristiano Ronaldo e con il percorso fatto con la Juventus? Se ci pensiamo, Ronaldo è arrivato in una Juventus che veniva da Scudetti in fila e due apparizioni in finale di Champions ma a cui mancava sempre il centesimo per fare l’euro, e quale modo migliore per rimpinguare la squadra se non con un vincente e con un bomber puro. Tuttavia il suo arrivo ha alterato gli equilibri della squadra, con Higuain che andò al Milan, Mandzukic’ che si dovuto spostare punta e Dybala a destra. Inoltre, il fatto che CR7 prendesse tante conclusioni a partita ha eclissato molti giocatori dal sistema della Vecchia Signora, in primis giocatori che volevano tanto la palla in mano come Dybala, Bernardeschi e Douglas Costa ( che rappresentano gli Stoudemire della situazione). L’arrivo di Ronaldo ha poi portato a screzi che sono diventati accesi con l’eliminazione dalla Champions, e che hanno portato all’esonero di Massimiliano Allegri ( il quale è il Mike D’Antoni della situazione). L’anno successivo ha visto l’arrivo di Maurizio Sarri che proprio come D’Antoni, dovendo trovarsi di fronte a un giocatore come Ronaldo, non può applicare in maniera più efficace il gioco che ha divertito tanto in quel di Napoli. Ancora una volta dunque non c’è intesa e alcune squadre in Europa sono molto più forti, per cui la sconfitta sorprendente contro il Lione si concretizza e l’allenatore viene messo alla porta. Il terzo anno invece viene assunto Andrea Pirlo, tatticamente ancora da formare e senza esperienza, con la conseguenza che sulla Juve pendono tanti dubbi. Pirlo può essere considerato come il Woodson della situazione, che può portare a ottime vittorie ( come il 3-0 al Barcellona) ma anche a sconfitte che fanno male ( come il 3-0 contro la Fiorentina). Ronaldo dunque, si può definire come il Carmelo Anthony della situazione e sulla scia dell’ex Denver abbandonerà la sua causa per sposarne una più convincente, magari il City o il Psg.

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