L’Ossatron ha limitato ma non risolto il più grande “What If” di sempre.

Quando pensiamo al giocatore presente nella copertina e al contempo a ciò che ha vinto e alle prestazioni che ha fornito nel corso della sua carriera, difficilmente lo si considera come un what if del basket recente. Il palmares individuale di Dwayne Tyrone Wade recita infatti tredici convocazioni all’All Star Game, un titolo di scoring leader (2009), l’MVP delle Nba Finals 2006, otto convocazioni ai quintetti All-Nba, un titolo di MVP dell’All Star Game e il primo quintetto All-Rookie nella stagione 2003-2004, il tutto condito da tre titoli Nba con i Miami Heat. Nonostante sia un atleta molto decorato e l’emblema della Heat Culture, dotato di un atletismo straordinario, un repertorio offensivo fuori dal comune, che spesso si affidava alle pump fakes e alla sua gravity a contatto col canestro, una leadership dimostrata fino dal suo anno da rookie, che gli hanno permesso non solo di svezzare definitivamente Lebron James e condurlo verso l’Olimpo del basket, ma anche di integrarsi con lo stesso James e con Shaq a metà due anni duemila, e infine un’ottima difesa perimetrale abbinata ad una propensione alla stoppata che lo hanno reso la seconda se non prima guardia stoppatrice di sempre, in competizione solo con Jordan, Ma nonostante tutte queste caratteristiche più che positive la carriera dell’ex numero 3 viene sempre analizzata erroneamente da analisti e appassionati: molti ritengono rilevanti solo il periodo dal 2004 al 2006 e il periodo dal 2010 al 2014, anni in cui Wade contendeva per il titolo, senza considerare i primi anni e gli anni di mezzo, in cui ebbe le migliori statistiche individuali ; altri invece lo pongono molto in basso in un’ipotetica classifica delle migliori guardie di sempre, mettendo più in alto giocatori come Iverson, Drexler o Miller sopra.

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Ma come fa ad essere un giocatore così sottovalutato ma allo stesso tempo straordinario e molto decorato essere un “What If”, ovvero la condizione di dubbio che ci viene fornita quando un talento roseo viene stroncato da motivi interni o esterni al palazzetto? La risposta, come spesso avviene in queste situazioni, ce la fornisce madre natura ed è rappresentata dagli infortuni. E’ normale che un giocatore molto atletico che va spesso a canestro presenti un’elevata percentuale di rischio infortuni, specialmente alle ossa e a i legamenti delle ginocchia, soggetti a continue contrazioni ed estensioni ( talvolta anche iperestensioni) che ne causano il conseguente stress. In un’annata come quella precedente abbiamo tutti capito che importanza hanno i problemi fisici nel decidere una stagione Nba e le sorti di un giocatore, come per esempio stiamo vedendo con Victor Oladipo, che nel breve periodo in cui ha giocato aveva perso accelerazione e di esplosività rispetto ai tempi di Indiana. Allo stesso modo se non peggio Dwayne Wade è stato sempre contraddistinto da infortuni gravi che ne hanno limitato la carriera, dalla lussazione alla spalla del 2007 ai problemi al ginocchio di fine anni 2000 in poi passando dall’infortunio al polso che lo tenne fuori per venti partite nell’anno da rookie. Come nel caso di “Black Panther”, più volte i medici si sono espressi pessimisticamente sulle possibilità che il nativo di Chicago poteva avere per proseguire il cammino cestistico, tanto che al termine della stagione 2007-2008 Miami si era attrezzata per il tanking vista l’incertezza sulle sue condizioni.

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Ed è qui che interviene l’Ossatron o Osteotron IV, una terapia che ha letteralmente salvato la carriera di Wade. Si tratta di una terapia che si basa su ultrasuoni a bassa intensità che vengono emessi in vicinanza della sede di frattura, dopo averne individuato l’estensione attraverso un repere metallico sferico. Gli ultrasuoni attraversano la cute e i tessuti molli e attivano alcuni recettori a livello cellulare che attivano una serie di processi sovrapposti, denominati per l’appunto ” a cascata” e simili per modalità al processo della coagulazione sanguigna, che accelerano la guarigione di fratture più o meno gravi come la pseudo artrosi, le fratture da stress ( su cui influisce molto l’altezza e la stazza) o le algodistrofie. Dwayne Wade è uno di quei giocatori che in passato ha fatto uso per ben due volte di questo trattamento, il primo dopo la già citata stagione 2007-2008, in cui Wade non gioco solo cinquantuno partite, e il secondo dopo il primo titolo dei Big 3, viste le sole 49 presenze in stagione regolare. La terapia, soprattutto nel primo intervento, è riuscita a far tornare D-Wade ai suoi livelli, permettendogli di realizzare trenta punti di media a partita, tuttavia le caratteristiche del giocatore erano cambiate: il primo passo non era più lo stesso così come la penetrazione, con la conseguenza che il numero tre ha dovuto migliorare la sua già ottima chiusura nel traffico e il suo repertorio offensivo. Nel secondo intervento invece l’impatto dell’intervento è stato molto meno rilevante perché a causa degli infortuni Wade stava entrando nella sua fase calante, condizione ben espressa nelle sue prestazioni negative nelle finali 2013 e 2014 contro gli Spurs in cui si pensava che il ritiro dovesse essere la cosa più logica.

A questo punto mi chiedo perchè Wade non possa essere il più grande “What If” di sempre, considerando che ha reso così bene nonostante infortuni potenzialmente career-ending. Generalmente quando pensiamo ai più grandi giocatori limitati i nomi più presenti nelle conversazioni degli appassionati sono Derrick Rose e Tracy McGrady. Se ci pensiamo però, se comunque T-Mac non fosse stato tormentato dagli infortuni la sua legacy avrebbe un handicap importante nella mancanza della Mamba Mentality, che ai tempi di Orlando lo ha limitato nell’andare oltre il primo turno dei playoff. D-Rose invece per quanto avrebbe potuto raggiungere il livello di skill offensiva di cui Wade disponeva, difensivamente parlando è sempre stato mediocre soprattutto in confronto all’ex Cleveland. Inoltre, andando oltre a questi due confronti, immaginate come la Nba degli anni 2000 sarebbe potuta cambiare se Pat RIley, approfittando della sua affermata superstar, avesse potuto costruire una squadra competitiva anche dopo la vittoria del titolo contro Dallas, approfittando della gravity a livello di market di Miami: l’Est in quegli anni soffriva tanto la mancanza di competizione, con le sole Boston, Cleveland e la sorpresa Orlando a giocarsela per il titolo. Ci sarebbero potuti essere scontri accesi ai playoff tra Lebron e Wade che avrebbero inciso sulla legacy ma anche e soprattutto sulle scelte di mercato degli stessi.