Cade Cunningham, Jerami Grant e la convivenza: I Detroit Pistons della prossima stagione.

Manca meno di un mese al tip-off della Regular Season Nba, ed è tempo come di consueto di analizzare ogni singola franchigia stabilendo la nostra ipotetica classifica, della Eastern e della Western Conference. Per non farci mancare nulla, partiremo dalla Conference di minor rilievo, la Eastern, iniziando dai bassifondi per poi arrivare in crescendo e analizzare le corazzate che competeranno per il titolo Nba.

Oggi si parla del quindicesimo seed, occupato ( per quello che riguarda il mio parere) dai Detroit Pistons. Una squadra che dopo essere stata privata nel 2020 di Andre Drummond, in scadenza di contratto, ha visto andarsene via sia Derrick Rose, passato all’ombra della Grande Mela, sia Blake Griffin, che ha optato per il buyout accasandosi solo in seguito agli emergenti Brooklyn Nets. Mosse di mercato che hanno dato il via ad un processo di rebuilding basato essenzialmente sul tanking spudorato, che a sua volta ha fruttato la possibilità di arrivare alla prima chiamata assoluta, con la quale la franchigia del Michigan ha selezionato Cade Cunningham, l’unico talento su cui si è prospettata la possibilità di costruire una franchigia competitiva. Cunningham è un giocatore potenzialmente devastante, essendo un playmaker alto oltre i due metri che può facilmente andare al ferro e procurare punti facili. A questo si aggiunge un buon tiro dalla media e un buon tiro dall’arco, oltre che una più che discreta difesa grazie alla wingspan di cui dispone e un’ottima capacità di chiudere nel traffico.

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Detroit dunque nei prossimi anni deve provare a costruire, per esempio sullo stile di Memphis, un roster che completi al meglio lo skillset dell’ex Oklahoma. Ora come ora pare però molto difficile da un mio punto di vista arrivare oltre il quindicesimo seed a Est, anche perché bisogna ricordarci del roster di Detroit che togliendo Cunningham e Grant si ritroverebbe in difficoltà nel competere in G-League, e non ha nulla a che vedere con le altre 29 squadre. Jerami Grant che per l’appunto è stata l’unico barlume di luce nel buio tenebre della scorsa stagione: un role player che oltre all’ottima difesa ha fatto capire agli addetti ai lavori che può segnare venti punti a partita in Nba. Ovviamente i dubbi rimangono su di lui, perché grazie ai tanti palloni anche il compagno Olynik l’ultima stagione ha raggiunto cifre importanti, e oltretutto non si sa se la stagione passata sia stata un fuoco di paglia e nulla più. Il suo ruolo, assieme a quello di Olynik, sarà quello di facilitare il progresso di integrazione di Cunningham al tavolo dei grandi.

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Infine tra i pochi spunti di riflessione che questa franchigia ad oggi ci offre, è importante fare una panoramica su quello che sarà il ruolo di Killian Hayes in questa squadra. Si tratta di un sophomore oramai, di uno dei pochi a salvarsi nella scialuppa affondata sin dalla partenza, che però si ritrova a dover convivere con la supposta stella del gruppo che è un pari ruolo. Chiaramente non si tratta di un problema per Detroit quanto più per la crescita del ragazzo, che potrebbe essere bloccata dai tanti palloni presi da Cunningham a livello permanente. Questa situazione per quelli che seguono la Nba da più di qualche anno, dovrebbe far pensare alla convivenza mai florida tra Dennis Smith Jr. e Luka Doncic nel suo anno da rookie, con il primo che da stella futura del team ha firmato un contratto al minimo con Portland, e il secondo che gli ha scalzato il posto diventando uno dei primi sette giocatori della Nba. Staremo a vedere come si evolverà la situazione.

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In conclusione, la mia sensazione è che ci vorranno un altro paio di anni per rivedere Detroit contendere per i playoff, visto il livello indecente della squadra. Potremmo rivedere quest’anno Detroit lottare per le ultime posizioni e magari poter sperare di scegliere uno tra i due prospetti più futuribili d’America come Banchero e Holmgren.