Presenza al ferro, atletismo e footwork: dentro al successo difensivo dei Boston Celtics.

La pausa per l’All Star Game ha permesso a tutti gli appassionati Nba di metabolizzare la grande mole di cambiamenti, relativi alla trade deadline e non, avvenuti nelle ultime due settimane. E parlando di risultati sportivi, la situazione nella Eastern Conference si è resa ancora più avvincente, con gli Heat primi in classifica e i Nets ottavi che si distaccano per sette vittorie in più della squadra di Miami , e nel mezzo ben sei squadre pronte a contendersi un seed più o meno agevole per la post season. Tra queste squadre certamente stupisce la presenza dei Boston Celtics, una franchigia che non si può dire abbia attraversato il più roseo dei periodi, specie considerando il cambio di testimone nel ruolo di General Manager e una forte incostanza a livello di risultati. Prima del 30 gennaio, i biancoverdi vantavano un record di venticinque vittorie e di venticinque sconfitte, in piena zona play-in: le chiavi di questo insuccesso erano tante e andavano ricercate sia nell’incostanza che nella mancata intesa tra le due stelle della squadra, Jayson Tatum e Jaylen Brown, nel gioco offensivo farraginoso, privo di un facilitatore puro che sapesse distribuire palloni ai due scorer, completamente affidato agli isolamenti sicuramente non semplici da marcare ma logoranti soprattutto al sopraggiungere del clutch time, in una difesa ancora non collaudata viste le lacune ripresentatesi anche dopo la scorsa stagione, e soprattutto in una panchina troppo corta incapace di sostituire i titolari. Oggi, 21 febbraio, i Celtics sono la squadra con il migliore defensive rating ( 100,9 punti concessi) , con il migliore net rating ( 12,6 anche sopra a corazzate difensive come i Suns) , la seconda squadra per stoppate e la settima squadra relativamente ai rimbalzi offensivi e difensivi. Conseguenzialmente, la franchigia del Massachussets è la quarta nella Eastern Conference per record dal Christmas Day ma soprattutto è la squadra con il miglior record contro squadre con il 50% di vittorie in su. Ma allora come si è arrivati a questo improvviso cambio di rotta?

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Come anche sottolineato dalle statistiche, il record di nove vittorie e una sconfitta nelle ultime dieci partite è dovuto principalmente al salto di qualità compiuto in fase difensiva. Lo starting five dei Celtics è composto dalle guardie Marcus Smart e Jaylen Brown, con il primo che è stato per due volte nel primo quintetto difensivo della Lega e con il secondo soprattutto negli ultimi due anni si è rivelato essere un ottimo two way player, mentre il frontcourt è composto da Jayson Tatum, un difensore ben sopra la media e sottovalutato, Al Horford nel ruolo di ala grande per pochi minuti pronto a dare sostanza soprattutto in prossimità del ferro e nel ruolo di centro Robert Williams, un lungo che presenta un atletismo e una mobilità fuori dal comune. Il segreto della linea difensiva imposta da coach Ime Udoka consiste innanzitutto nel creare densità sotto canestro con Robert Williams per limitare al più possibile le conclusioni ad alta percentuale al tabellone, e a partire dalla solidità sotto canestro viene sfruttata la notevole mobilità laterale di Smart, Tatum e Brown per non rimanere dietro nei pick & roll. Si induce in questo modo il portatore di palla a un bivio decisionale: o si scommette su linee di passaggio rischiose, vista l’ottima copertura offerta sul perimetro, per tentare conclusioni da tre tendenzialmente fuori ritmo, oppure si punta dritti a canestro sfruttando l’abilità del singolo. Il beneficio che si trae dal portare un giocatore a scegliere una di queste due vie è la bassa efficienza in quarantotto minuti di entrambe le strategie, con la conseguenza che le squadre avversarie sono forzate a compiere un turnover. Se infatti si tende spesso ad attaccare il canestro la difesa non collassa vista la velocità sul cambio nei blocchi l’attaccante si ritrova la marcatura del difensore perimetrale e rischia di vedere la sua conclusione facilmente stoppata da Williams, mentre invece se si rischia con un taglio verso il compagno c’è un’alta percentuale che il difensore recuperi palla. Prendiamo un esempio, in particolare da Celtics- Heat dell’ 11 novembre: Bam Adebayo porta palla marcato stretto da Marcus Smart, legge il movimento senza palla di Duncan Robinson e gliela passa per far sì che aggiri la marcatura di Langford . Questi recupera e con Smart limita le soluzioni del numero 55 che dunque è costretto al pick and pop rischioso con Adebayo, passaggio mal eseguito e ricezione difettosa del numero 13 di Miami che con le linee bloccate tenta il gioco in post con dietro Langford e Horford, passaggio per Butler che tenta l’affondo a canestro ma invano perché non ha il tempo di appoggiare che viene indotto a una palla persa.

Ovviamente nello studio di questo eccezionale sistema difensivo, apportato da Udoka sulla base degli insegnamenti di Gregg Popovich ai tempi dei San Antonio Spurs, bisogna sempre chiedersi se vi sono degli anelli deboli. Prendiamo ad esempio la prima azione di Atlanta nel match contro Boston del 13 febbraio: pick and roll tra Trae Young e De Andre Hunter, Tatum che era prima in marcatura sul primo finisce sul secondo e Horford è costretto a difendere in drop coverage contro il numero 11 degli Hawks che mette facilmente la tripla in stepback. Horford per una questione anagrafica e per una mobilità laterale persa nel tempo rispetto ai primi anni agli Atlanta Hawks è indubbiamente l’anello debole della difesa, ed è qui che è intervenuto l’oculato mercato della trade deadline, che ha portato all’arrivo di Daniel Theis, un’ala grande che conosce molto bene l’ambiente oltre che un ottimo lungo per cambiare sui blocchi e per fornire difesa in aiuto a Williams. Inoltre parliamo offensivamente di una stretch-forward, che può quindi creare ulteriori pericoli per le difese avversarie. Dal mercato in deadline è arrivato anche un giocatore come Derrick White che difensivamente è un ottimo interprete e soprattutto conosce Udoka, integrandosi in pochissimo tempo negli schemi difensivi dei biancoverdi.

Ma come incide la difesa dei Celtics sul punteggio finale? Inducendo l’attaccante avversario ad ogni azione al turnover, la palla persa può essere sfruttata tramite rimessa oppure in transizione con un’ elevata possibilità di convertire tramite una tripla aperta o con un appoggio a canestro il possesso, il pace della squadra aumenta ma soprattutto migliora il gioco corale e la reciproca fiducia tra i membri della squadra. E i parziali con squadre Philadelphia per 87 a 135 sono la dimostrazione di un’intesa ormai raggiunta . Allora la domanda quindi sorge spontanea: questi Celtics, con una difesa nettamente migliorata, possono essere considerati una contender? No, o meglio non ancora. Le difficoltà offensive ancora si notano, osservando le partite si può osservare come non ci sia come detto sopra un creatore di gioco e il possesso stagna nelle mani di Tatum e Brown che sono quindi forzati in molti casi a tirare su un volume molto ampio sia al ferro che dal perimetro con percentuali piuttosto basse. Su cento possessi, l’offensive rating dei Boston Celtics si piazza solo al diciottesimo posto, con 110,3 punti , sedicesimi per assist eseguiti su cento possessi , ma soprattutto sono ventesimi a livello di efficienza per i tiri dal campo, con solo il 52,5 %. Ciò che sicuramente si può dire almeno per quest’anno è che i Boston Celtics sono una squadra da secondo turno dei playoff, e le uniche franchigie nella Eastern Conference che possono effettivamente considerarsi superiori sono i Milwaukee Bucks, i Philadelphia 76ers e i Miami Heat, visto e considerato il tracollo dei Brooklyn Nets. Salarialmente parlando i Celtics saranno notevolmente agevolati nel capa partire dalla prossima stagione , il contratto di Al Horford infatti peserà per 14,5 milioni sul Salary Cap anzichè 26,5 milioni il che permetterà alla franchigia di poter investire sul mercato per ovviare a una panchina troppo corta e alla mancanza di una stella offensiva capace di creare gioco per sé e per gli altri. Inoltre, a discapito di quanto si possa dire sul fallimento del progetto dopo il caso Kyrie Irving, il progetto biancoverde ha stelle oltre che un core giovanissimo con contratti a long term motivo per cui le aspettative per il futuro sono tra le più rosee.